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Persone

Sandra, la marchesa di razza

Dotata di un appeal straodinario, regina dei salotti romani, rigorosamente di sinistra.

di Andrea Sperelli |

“E’ morta una delle più grandi stronze di sinistra”, così comincia Paolo Guzzanti il suo ricordo della marchesa Sandra Verusio, scomparsa qualche giorno fa. Il perché di tanta acredine lo spiega lo stesso autore: non era stato ammesso nel salotto della bella e affascinante marchesa (attico e superattico in zona piazza Navona).

E non era stato ammesso perché non considerato di sinistra. La marchesa aveva, come tutti forse molti difetti, ma quasi non concepiva che esistesse gente di destra. Il suo mondo, l’unico che conosceva (oltre a quello dei salotti e delle case vip, dei luoghi di vacanze) era quello di sinistra. Una sinistra larga, che andava da Giovanni Spadolini (suo grande mentore, fiorentino come lei) a Massimo D’Alema, passando per Fausto Bertinotti.

Per il resto, a parte invitare a casa sua solo quelli di sinistra, nulla aveva fatto. Non firmava proclami, non faceva comizi, ricchissima e dotata da un appeal naturale straordinario, il suo unico problema sembrava consistesse nello scegliere fra i mille corteggiatori che aveva quello più interessante.

Per il resto una persona gradevole, non fastidiosa, simpatica, che le circostanze della vita (era sposata con l’avvocato fiorentino Nanni Verusio) avevano posto al centro della vita dei salotti romani.

Che fosse tanto discreta non si può dire. Appena entrava in un salotto (e li frequentava tutti, tutte le sere) c’era un attimo di silenzio: una piccola pantera sexy dai grandi capelli, una voce bassa che da sola sarebbe bastata.

E protagonista, involontaria, di un piccolo evento che oggi si può raccontare. Una sera, luglio 1974, su una terrazza romana, dopo essersi fatta leggere la mano da Guido Carli (che sembra fosse bravissimo in queste cose), andava chiedendo a tutti dove avrebbe passato il week-end l’Avvocato Agnelli. Cosa che nessuno sapeva, ovviamente. Forse nemmeno lo stesso Agnelli, abituato a passare dall’Egitto al Sestriere nella stessa giornata.

Ma qualcuno domandò a lei come mai le interessasse tanto la cosa. La sua risposta fu rapida e disarmante: “Perché io sono di razza padrona”.

Qualunque cosa volesse dire, l’espressione piacque e diventò poi il titolo del libro che Scalfari e Turani stavano scrivendo sulla borghesia di Stato.