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Cronache dal futuro

Tutto è cominciato per non pagare una pizza....

di Ernesto Trotta |

Italia, un giorno del prossimo (prima o poi!) futuro.

Beppe Grillo chiede un’intervista urgente a Lilli Gruber, che per l’occasione chiama al suo fianco il noto commentatore-indipendente Marco Travaglio.

Il vice-commentatore-indipendente Andrea Scanzi è lì, subito dietro le quinte, accomodato su una panchina di legno, appositamente fatta arrivare dallo stadio Olimpico, ché tanto quello della Raggi non si fa.

Il noto attore genovese compare in video dal palco di un teatro, vuoto, sia il palco che il teatro, situato in una località che non è dato conoscere.

Appena in onda, lo spettinato comico genovese, sempre più spettinato e sempre meno comico, con il viso atteggiato a maschera triste (sopraccigli ed angoli della bocca rivolti verso il basso), chiede di fare una dichiarazione alla Nazione.

Invano Gruber e Travaglio, intuendo la drammaticità del momento, cercano di alleggerire l’atmosfera chiedendo notizie sull’ultimo spettacolo, sulle appena trascorse vacanze in barca, sugli ultimi aggiornamenti della piattaforma Rousseau, sui progetti del giovane Casaleggio, che peraltro risulta misteriosamente assente.

Inutile.

Grillo è solo davanti alla telecamera.

Sfondo nero, un occhio di bue illumina impietosamente i segni di una vecchiaia ormai inconfutabile.

“Italiani!” – declama con voce un poco tremante (ai bei tempi dei “vaffa day” amava tanto atteggiarsi alla maniera della Buonanima).

“Italiani!” – ripete, come non fosse sicuro che l’invocazione sia giunta a tutti, ma proprio a tutti.

“Italiani!” – ancora, ma stavolta prosegue tutto d’un fiato – “abbiamo scherzato!”

E, subito dopo, incalza: “No, non sto scherzando, … adesso; abbiamo scherzato, … finora!”

“Non so come dirvelo, ma tutto è nato una sera di molti anni fa, a Genova, quando con Gianroberto (buonanima!), dopo aver mangiato una pizza in due, ci confessammo di avere ancora fame. Convenimmo di ordinarne un’altra. Ci guardammo in silenzio per chiederci: e chi la paga? Nessuno di noi due era abituato a mettere 5 euro in più sul tavolo, così, come nulla fosse.

Però avevamo ancora fame e qualcosa bisognava inventare.

Era stata una bella serata ed avevamo fino ad allora parlato delle simpatiche profezie di Gianroberto, della prossima ventura e sicura terza guerra mondiale, dell’avvento del nuovo ordine globale, della inevitabile morte ingloriosa delle vetuste democrazie rappresentative, della potenza degli algoritmi (io non avevo capito bene cosa diavolo fossero, ma non osavo chiederlo), della concreta possibilità che il voto si potesse esprimere con il pensiero e che solo Uno, l’unico che valesse davvero uno, avesse la facoltà di raccoglierlo e decodificarlo (geniale, eh! a pensarci …), della facilità con cui i social network avrebbero permesso di entrare nelle teste e nelle vite della gente, facendogli credere un sacco di balle, e poi della fine dell’euro, anzi, delle monete tutte, vecchi simboli di un mondo ormai passato per sempre, della loro sostituzione con le criptovalute (Gianroberto mi spiegò che non erano monete fatte con la Kryptonite, ma monete che non si sa dove stanno, chi ce le ha, quante ne siano, ma, se ti fidi, ti arriveranno comunque in tasca, pardon, nel borsellino elettronico, in misura sufficiente ai tuoi bisogni, tipo ‘sta maledetta pizza), del criptoreddito di cittadinanza, delle criptopensioni, del criptolavoro (nel senso di lavoro non reale, ma del tutto virtuale, immaginario), e poi delle multinazionali che speculano sui vaccini (disgraziati, ti vendono un virus per farti ammalare e poi ti vendono le medicine per guarire, un complotto diabolico), tutto in un crescendo di esplosiva creatività.

Discutevamo appunto di queste meravigliose idee sul meraviglioso mondo del meraviglioso visionario amico mio quando, quasi all’unisono, la voglia di pizza accese l’idea: scommettiamo!

Scommettiamo che riusciamo a mettere su un ambaradan tale da far credere alla gente che tutto questo sia davvero possibile?

Scommettiamo che in un tempo non troppo lungo convinciamo qualche milione di italiani che chiunque, ma proprio chiunque, può diventare Sindaco, Deputato, Senatore, Premier, Papa (no, Papa forse no: lì, in Vaticano, hanno regole piuttosto rigide e sono maestri nel far credere cose alla gente, da millenni) e governare il Paese?

Vincere elezioni, andare in TV, fare Consigli dei Ministri, fare leggi di bilancio, parlare con i governanti, quelli veri, di Paesi importanti? Tedeschi, francesi, inglesi, europei, russi, americani (allora non immaginavamo che da quelle parti lì un buffo tycoon col ciuffo giallo, esperto in intrallazzi e reality show, stesse arrivando anche lui a concepire le stesse cose).

E poi, asfaltiamo il PD: loro, con la loro spocchia, pensano di essere bravi a governare, ma noi gli facciamo vedere che serve molto di più comunicare con i mezzi giusti che non capirci davvero qualcosa. Li mandiamo in confusione e dopo un po’ ce li annettiamo pure. Una rivoluzione!

Così, parla che ti parla, io faccio spettacoli arringando il popolo (è il mio mestiere, modestamente), tu sperimenti coi tuoi potenti mezzi informatici il controllo della pubblica opinione, Rousseau, meet-up, fake news, bot, troll, ecc., poi troviamo qualcuno che presenti bene e gli diamo i compiti più operativi, ostruzionismo, propaganda, strillonaggio, demolizione, e il progetto assume sempre più concretezza. Ci siamo!

A quel punto chiamiamo il Pinin, che sarebbe il padrone della pizzeria, gli raccontiamo a grandi linee le nostre pensate e gli diciamo: scommettiamo una pizza che ci riusciamo?

Il Pinin, che ci conosce da tempo, è sveglio ed è abituato agli scherzi, fa subito: “ Se volete fottermi una pizza, potreste almeno inventarvi qualcosa di meno assurdo, belin! Con voi due non c’è mai da fidarsi … Al massimo vi faccio una dilazione di pagamento”.

È andata così, anche se non ci credete, è andata proprio così!

Infatti, la pizza al Pinin non gliel’abbiamo mica ancora pagata.

Però abbiamo visto che funzionava, belin se funzionava! Piazze piene, giornalisti e televisioni che ci rincorrevano, noi che gli facevamo i dispetti, li trattavamo male, e questi correvano e ci blandivano sempre di più.

Abbiamo trovato un po’ di simpatici disoccupati nullafacenti (questa è stata la cosa più facile), abbiamo detto che erano capi politici, triumviri, poi deputati, sindaci, candidati statisti e poi, infine statisti veri.

La gente credeva a tutto: e chi avrebbe immaginato un successo così? Un’apoteosi!

Qualche giornalista più bravo degli altri aveva sgamato il progetto, aveva anche raccontato tutto ma, come succede in questi casi, nessuno gli aveva creduto. Tutti continuavano a vedere i vestiti del re, anche se non c’erano.

Procedeva tutto a gonfie vele. Salvo che poi …”

E qui la voce si rompe in un singhiozzo.

Il commentatore-indipendente Travaglio arriva subito in soccorso: “Ma avete fatto la rivoluzione! Finalmente l’onestà è diventata il faro della politica, i magistrati hanno lucidato le manette, io ho venduto un sacco di copie …”

“No, no” – l’interrompe Grillo – “Ne abbiamo passate di tutti i colori; siamo stati invasi da tutti gli scarti di politicanti presenti sul mercato che, appena vista l’onda, ci si sono tuffati. Sono arrivati come le cavallette. Non sapevamo più da che parte girarci … A Roma ne abbiamo provati mille, un disastro, a Torino qualche centinaio, un altro disastro, a Parma sono scappati via perché erano bravi davvero, una catastrofe, una roba mai vista …!”

“Poi la mazzata finale! Abbiamo preso 11 milioni di voti e ci è toccato governare sul serio. Avete visto com’è andata. E chi ci capiva niente di tutta quella robaccia lì? Cose da fuori di testa!”

“In più quei fetenti del PD hanno sgamato la trappola e si sono rifiutati di darci una mano, maledetti loro! anzi lui, il toscano malefico!, e ci siamo ritrovati con un branco di squali veri, quelli cattivi davvero, un pelo sullo stomaco che manco un cinghiale. Una mattanza, ve lo giuro! Ho perso vent’anni in un colpo solo. In più Gianroberto aveva trovato il modo di sfilarsi definitivamente, pace all’anima sua, e mi aveva lasciato con l’erede, che crede di essere Gesù.”

Arrivavano telefonate da Bruxelles, da Washington, da Berlino, Parigi e pure da Mosca: pensavano di parlare con governanti veri, professionisti, mica con quei figuranti che avevamo messo lì per finta …

Uno stress, una strizza, cari miei, a stargli dietro. In più ho anche cominciato a vedere i miei poveri risparmi di una vita perdere, perdere, eh no, fermi tutti! Mi sono detto. Mica si scherza col grano!

Siamo a Genova, mica a Disneyland.”

“Allora ho deciso. Confesso tutto. Mi ritiro. Pago la pizza al Pinin e vado via. Gli altri non li trovate più, sono già lontani, chissà dove, i maledetti. Solo mi hanno lasciato, anche il figlio del padre.”

“Adesso voi però fate i bravi, cercate di rimettere tutto a posto. C’avete gente capace, gente che magari è un po’ sempliciotta, un po’ incline a farsi fregare, ma in fondo sono bravi e anche onesti. Fate fare a loro.

Anche il toscano, maledetto lui, non era male, quello lì. L’abbiamo fatto a pezzi perché era l’unico che stava capendo cosa succedeva. E non è stato neanche difficile, abbiamo trovato tanta gente a cui stava sulle balle e che ci ha anche dato una mano, gratis per giunta.

Chiedetegli se ha ancora voglia di provare lui a mettere insieme i cocci.

Io adesso vi lascio. Non mi vedrete mai più. Scusatemi, dimenticatemi, se potete.

Quasi quasi la pizza al Pinin manco gliela pago, tanto con ‘sto casino …!

Passo da Washington per sentire come sta quell’altro lì ed eventualmente vado via con lui.

A meno che non mi guardi male da sotto il ciuffo giallo e mi dica, col dito puntato: tu sei fuori! Con dietro l’ombra di Briatore.”

“Mamma mia, che incubo! Buona notte”.

Schermo buio.

Gelo totale. Gruber, Travaglio ed anche Scanzi, visto che c’è, sono senza parole. Tremano anche un po’. Si guardano smarriti. Capiscono che è tutto finito.

Si torna alla noia mortale della politica vera, coi conti in ordine, le compatibilità finanziarie, le diatribe con Bruxelles.

Che palle!

Giornali, talk show, siti web, social, tutto da rifare, tutto da reinventare.

Finisce che fanno un Governo con Renzi, Cottarelli e Cantone. Da spararsi.

Non può finire così, non può finire così, qualcosa bisognerà inventare …

Ernesto Trotta