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Addio Inge

Da giovane è  stata una grande fotografa, quando Giangiacomo muore, manda avanti la casa editrice, che poi passerà al figlio Carlo.

di Giuseppe Turani |

Era un luglio molto caldo quello del 1974. E faceva caldo anche a casa di Inge Feltrinelli, dove era in corso uno dei suoi ricevimenti senza tema: ci si vedeva perché si aveva voglia di vedersi. Con Scalfari si stava discutendo del fatto che vari editori stavano chiedendo (a lui e a me) biografie di Eugenio Cefis, in quel momento l’uomo forte degli affari e della politica in Italia.

Inge, che stava passando accanto a noi, si fermò di colpo e disse: “Scrivetela per me questa biografia, se accettate domani mattina vi mando il contratto e in agosto tengo aperti gli uffici per voi. A settembre siamo fuori”. Così nasce "Razza padrona".

Era difficile, anzi impossibile, dire di no a Inge. Intanto perché era un’amica e poi perché da quando il marito, Giangiacomo, aveva deciso di entrare in clandestinità per seguire un suo disegno rivoluzionario (che lo porterà a morire sotto un traliccio dell’Enel alla periferia di Milano) lei si era caricata la casa editrice sulle spalle e la portava avanti con grande abilità.

Bellissima, figlia di ebrei tedeschi arrivati dalla Spagna, da giovane era stata una fotografa molto brava. In particolare, aveva conosciuto tutti i grandi scrittori e i grandi attori della sua epoca. Hemingway ne era rimasto molto affascinato.

Quando incontra Giangiacomo, editore di sinistra (ma fra i miliardari più ricchi d’Europa) siano nel 1958 e lui rimane come fulminato dalla sua bellezza, a metà strada fra Audrey Hepburn e Leslie Caron. Insieme girano il mondo. Inge conosce tutti e è ben accolta da tutti. Parla una lingua tutta sua, un misto di inglese, tedesco, italiano.

La cosa notevole è che quando riceve la notizia che Giangiacomo è morto sotto un traliccio a Segrate, lei non si scompone: ha una casa editrice da mandare avanti e un figlio piccolo (Carlo) da crescere. Farà bene entrambe le cose, pur senza perdersi un solo ricevimento a Milano, Roma, Torino o Parigi.

Qualche anno fa, quando ormai era già malata, si ritira e lascia la Feltrinelli, in ottima salute e al centro del panorama editoriale italiano, nelle mani del figlio Carlo.

Ieri notte, ci ha lasciati. Aveva 88 anni. Buon vento Inge.