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Il potere economico

2019 a crescita zero per l'Italia (Fmi)

Continua a soffrire l'industria: in agosto giù fatturato e ordini (-10% rispetto a un anno fa). Tra dazi e Brexit, frena anche l'Eurozona.

di Redazione |

In un’Europa che rallenta, l’Italia sprofonda verso la crescita zero. Nel suo ultimo World Economic Outlook, il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato le stime sull’Eurozona, e anche sull’Italia.

Per la zona dell’euro le nuove previsioni indicano una crescita del +1,2 per cento quest’anno (da +1,3 per cento indicato a luglio) e del +1,4 per cento nel 2020 (da +1,6 per cento).

La debolezza della domanda estera e delle scorte stanno penalizzando l’economia europea, su cui pesano anche le incognite della Brexit e dei dazi. E’ fissata per fine mese l’uscita dall’Europa del Regno Unito, ma ancora non è chiaro come avverrà. Si sa invece tutto dell’aumento delle tariffe che scatterà tra pochi giorni, il 18 ottobre per l’esattezza, su 7,5 miliardi di euro di merci agroalimentari destinate agli Stati Uniti, tra cui il parmigiano reggiano.

Il Fondo Monetario Internazionale ha ridotto le stime per Germania e Francia. La locomotiva d’Europa quest’anno crescerà di appena +0,5% (da +0,7 per cento) e di +1,2% il prossimo anno (da +1,7 per cento). Stime ridotte di un decimale per i cugini d’Oltralpe: +1,2 per cento nel 2019 e +1,3 pe cento nel 2020.

Livelli che l’Italia può solo sognare. Per il 2019, si legge nel World Economic Outlook, la crescita del Pil italiano resterà a zero (da +0,1 per cento previsto a luglio) e l’anno prossimo sarà di +0,5 per cento (corretto al ribasso +0,8 per cento). «La revisione è dovuta all’ “affievolimento dei consumi privati, al minor stimolo fisale e al più debole ambiente esterno”. Le stime del FMI sono in linea con le nostre per il 2019 ma più ottimistiche per il 2020 (la nostra previsione è 0,3%)» commentano gli esperti di Intesa Sanpaolo.

Mentre il governo mette a punto la manovra per il 2020, in cui peraltro non pare di vedere molti incentivi a sostegno della crescita, i dati economici in arrivo continuano a indicare l’addensarsi di nubi nere.

La risalita ad agosto della produzione industriale (+0,3 per cento sul mese precedente ma -1,8 per cento rispetto a agosto 2018) non lascia alcuno spazio all’ottimismo. L’Istat stima infatti che nello stesso mese il fatturato dell’industria sia diminuito, in termini congiunturali, dello 0,3 per cento, «proseguendo la dinamica negativa registrata nei due mesi precedenti». Nella media degli ultimi tre mesi, precisa l’istituto di statistica, l’indice complessivo è calato dello 0,6 per cento rispetto ai tre precedenti.

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di agosto 2018), il fatturato totale è calato ad agosto in termini tendenziali del 2,2 per cento, con variazioni negative dell’1,8 per cento sul mercato interno e del 2,9 per cento su quello estero.

Ma a gettare un’ombra ancora più cupa sul futuro sono gli ordinativi: ad agosto registrano un incremento congiunturale dell’1,1 per cento ma non sufficiente a riportare in territorio positivo la media degli ultimi tre mesi, che registra una riduzione dell’1,6 per cento sui tre precedenti. Rispetto ad agosto 2018, inoltre, gli ordinativi segnano un calo del addirittura a due cifre, pari al 10 per cento, con decrementi sul mercato interno (4 per cento) e, in modo più marcato, su quello estero (-16,3 per cento). La maggiore crescita tendenziale si registra nelle industrie tessili e dell’abbigliamento (+1,0%), mentre il peggior risultato si rileva per i mezzi di trasporto (-27,3%).