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Cina, un miracolo lungo 70 anni

Da paese arretrato a seconda potenza economica mondiale. Una nazione che oggi contribuisce a quasi il 30% del Pil mondiale.

di Redazione |

Nel corso dei suoi 70 anni di vita, la Repubblica popolare cinese ha conosciuto una profonda trasformazione dal punto di vista economico trasformandosi da paese arretrato a seconda potenza economica mondiale in grado di tallonare il primato degli Stati Uniti, tanto in campo tecnologico come in quello militare.

In occasioni delle celebrazioni per l'importante anniversario, che si sono svolte il primo ottobre con tanto di parata militare (foto di apertura), il Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF) ha realizzato una Instant Analysis in cui ripercorre le tappe che hanno accompagnato lo sviluppo economico cinese negli ultimi 70 anni.

In primo piano c’è sicuramente il sorprendente tasso di crescita del Pil, che negli ultimi quarant’anni si è tenuto su livelli ben superiori a quello del resto del pianeta. Tra il 1979 e il 2012 l'economia cinese ha avuto un'espansione in media del 9,9 per cento e tra il 2013 e il 2018 ha visto una crescita del 7 per cento, mentre la crescita globale in entrambi i periodi si attestava al 2,9 per cento. Allo stesso tempo è cresciuto il contributo cinese alla crescita globale: da 1,1 per cento nel periodo 1961-1978 al 15,9 per cento tra il 1979 e il 2012 salendo al 28,1 per cento tra il 2013 e il 2018.

Nel passare dai circa 30 miliardi di dollari di Pil del 1952 ai 13.610 miliardi del 2018, l’economia cinese è aumentata di oltre 452 volte. Tuttavia, notano dal CeSIF, la crescita ha avuto una distribuzione ineguale nel suo immenso territorio. Osservando la classifica delle province cinesi per dimensione economica dal 1952 a oggi, emerge che alcune aree si sono mantenute più ricche nel corso di tutti gli ultimi 7 decenni, mentre altre sono rimaste sempre in fondo alla classifica. Negli ultimi decenni si è ridotta, invece, la distanza tra le varie province di intermini di distribuzione del Pil pro capite, pur mantenendo una differenza in alcuni casi molto significativa. 

L’evoluzione del peso dell’economia cinese si può valutare anche sulla base dei dati relativi all’interscambio. Nel 1978 la quota cinese sul totale globale degli scambi di beni era pari allo 0,8 per cento. Nel 2018 era salita all’11,8 per cento trasformando la Cina nella cosiddetta "fabbrica del mondo", ossia il paese numero uno per interscambio. Nei servizi la crescita è stata meno sostenuta, ma con il 7 per cento del 2018 la Cina si posiziona comunque al secondo posto globale. 

Come riportato da CNBC, tuttavia, si è ridotto negli ultimi anni il peso dell’export sul Pil totale, dal picco di oltre il 64 per cento di metà anni 2000 all’attuale 37 per cento circa. Un’evoluzione in linea con la trasformazione economica cinese nel contesto del New Normal, che vede proprio una riduzione del peso della dipendenza dalla domanda esterna in favore della domanda interna. 

Per il futuro la Cina si trova davanti nuove sfide. Su due in particolare si sono concentrati gli analisti del CeSIF: demografia e il rapporto fra ambiente e crescita economica.

Uno degli aspetti più importanti che pesa sul futuro del paese è l’invecchiamento della popolazione, che avrà effetto sia in termini di più anziani con necessità di cure sia come riduzione della popolazione economicamente attiva. Già nel 2016 si è raggiunto il picco della popolazione economicamente attiva, modificando strutturalmente la condizione della Cina come riserva di manodopera a basso costo e aprendo a prospettive di aumento dell’immigrazione.

L’ambiente è un altro tema centrale nello sviluppo economico del Paese. Basti pensare che è diventata ormai pratica comune quella di rallentare la produzione nei settori più inquinanti in occasione delle celebrazioni di maggior rilievo o, più in generale, in occasione dell’inverno quando la generazione di calore porta a un peggioramento delle condizioni atmosferiche. Tuttavia, queste azioni scontano un impatto negativo immediato sulla crescita economica. Nonostante gli investimenti in rinnovabili e in batterie elettriche degli ultimi anni, la generazione di elettricità dipende ancora per il 67 per cento dal carbone, seppure in riduzione rispetto al 77 per cento del 2008. Si stima che l’utilizzo del carbone raggiungerà il picco nel 2035, impattando ancora per oltre il 50 per cento della produzione cinese per molti decenni.