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L'Ue taglia ancora le stime

Crescita allo 0,1 per cento e conti pubblici alla deriva. Il 2019 sarà un anno critico. E lo spread risale sopra 270. 

di Redazione |

Crescita ferma e conti pubblici alla deriva. Nulla di buono per l’Italia in questo 2019 che il premier Conte qualche tempo fa aveva definito come un anno “bellissimo”. E con il governo pronto ad andare avanti su flat tax e salario minimo anche i mercati iniziano a innervosirsi. Lo spread tra Btp e Bund oggi è risalito oltre i 270 punti base, valori che non toccava dall’aprile scorso.

Le nuove Previsioni di Primavera della Commissione europea indicano per il Pil italiano un aumento dello 0,1 per cento nell'anno in corso e dello 0,7 per cento per il 2020: cifre ulteriormente limate al ribasso di un decimo di punto rispetto alla previsione di febbraio. In effetti la stima non tiene conto della crescita dello 0,2 per cento del primo trimestre, ma il risultato finale non cambia di molto. Siamo sempre nell'ordine di qualche decimale. 

Quest’anno più che mai l’Italia sarà fanalino di coda della zona euro. Secondo le nuove stime della Commissione, l'Eurozona crescerà al ritmo dell’1,2 per cento nel 2019 e dell’1,5 per cento nel 2020 (dati entrambi rivisti al ribasso di un decimo di punto). Saremo in buona compagnia. Il 2019 sarà infatti un anno di passione anche per la Germania, le cui stime di crescita sono state dimezzate a +0,5 per cento da precedente +1,1 per cento. La locomotiva tedesca paga il prezzo della debolezza dell'industria dell'auto e del rallentamento del commercio mondiale. 

Tornando all'Italia, il vero tasto dolente riguarda i conti pubblici. Le proiezioni di finanza pubblica della Commissione vedono - a politiche invariate, ovvero senza ipotizzare il rialzo dell'IVA né misure alternative - un deficit al 2,5 per cento quest'anno e al 3,5 per cento l'anno prossimo. Le precedenti stime, che risalgono a novembre, erano al 2,9 e al 3,1 per cento rispettivamente. Come sottolineano gli esperti di Intesa Sanpaolo, «la revisione migliorativa per l’anno in corso è dovuta alle modifiche dell’ultim’ora alla legge di bilancio, che valevano esattamente quattro decimi di punto».

Ancora più preoccupante la dinamica del debito, che la Commissione ha rivisto al rialzo a 133,7 per cento per quest'anno, e a 135,2 per cento per l'anno prossimo contro una previsione che a novembre era al 131 per cento nel biennio. «In questo caso - spiegano ancora gli esperti di Intesa Sanpaolo - le ragioni degli scostamenti rispetto alle previsioni governative sono due: non solo le clausole, che agiscono dal 2020, ma anche le ipotesi in merito all’ambizioso programma di privatizzazioni (che vale un punto di PIL quest’anno e tre decimi l’anno prossimo). La Commissione non sembra incorporare proventi da tale programma (il che sarebbe giustificato dal fatto che il governo non ha sinora fornito alcun dettaglio in merito)».