Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Bce nella trappola della liquidità

Come il Giappone, l'Eurozona rischia di impantanarsi nella deflazione. Colpa anche di una popolazione che invecchia. 

di Redazione |

Dopo la Fed ieri, anche la Bce prende atto del rallentamento dell’economia in corso, tanto in Europa come a livello mondiale, e corre ai ripari. I tassi d'interesse resteranno fermi fino al 2020 mentre nuovi stimoli avranno il compito di rianimare l'economia.

Nell’ultimo bollettino la Bce ricorda la decisione - annunciata nella riunione del board del 7 marzo scorso - di avviare una nuova operazione di T-Ltro, ossia maxi finanziamenti alle banche a condizioni agevolate.

L’obiettivo non è solo sostenere la crescita ma anche rilanciare l’inflazione. Nonostante l’abbondante liquidità a buon mercato e le favorevoli dinamiche del mercato del lavoro accompagnate da una crescita salariale, l’inflazione di fondo, osserva la Bce, resta contenuta. E l’affievolirsi della crescita non aiuta la ripresa dei prezzi.

Anche perché, secondo la Bce, la debolezza dell’economia dell’eurozona è destinata a protrarsi nei prossimi mesi a causa delle perduranti incertezze legate a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti, fattori che vanno a intaccare la fiducia di imprese e consumatori. La situazione, ricorda inoltre il Bollettino, potrebbe peggiorare nel caso di una Brexit no deal.

Al di là dell’espansione economica, il problema per la Bce riguarda soprattutto l’inflazione, che continua a restare lontana dall’obiettivo di medio termine indicato dalla banca centrale europea, ossia poco sotto il 2 per cento. Gli analisti di Pimco, il più grande gestore al mondo di fondi obbligazionari, hanno realizzato un recente studio in cui sostengono che l’Europa possa cadere nella trappola della liquidità, esattamente come è accaduto 20 anni fa al Giappone, che ancora oggi fatica a scrollarsi anni e anni di deflazione.

Il rischio di fare la fine del Sol Levante nasce dalla decisione della Bce di normalizzare la politica monetaria non convenzionale (acquisti di titoli e maxi finanziamenti alle banche) condotta negli ultimi anni per portare l’Eurozona fuori dalla recessione. Minore liquidità in circolazione, unita alla tendenza secolare in atto di progressivo invecchiamento della popolazione dell’Eurozona - le persone più anziane tendono a spendere meno e risparmiare di più - giocheranno un ruolo cruciale nel comprimere i prezzi al consumo e tenerli bassi.

La conclusione è piuttosto allarmante. Gli analisti di Pimco dicono di vedere un’inflazione costantemente sotto il 2 per cento nel prossimo decennio a soprattutto temono che la Bce dovrà affrontare la prossima recessione senza avere ancora normalizzato la propria politica monetaria. Prendendo in esame gli ultimi 20 anni, emerge infatti che nel primo decennio l'inflazione media si è aggirata attorno al 2,2 per cento mentre nel decennio successivo la media è stata dell'1,2 per cento, ben lontano dunque dall'obiettivo di medio termine della Bce. 

Tornando al bollettino della Bce, uno studido sottolinea la situazione critica dell'Italia in quanto unico paese dell'area euro che presenta un costo del debito pubblico superiore al tasso di crescita nominale dell'economia. La conseguenza per il nostro paese è che è l’unico a necessitare un avanzo primario per stabilizzare il debito. Come evidenzia ancora il bollettino richiamando le previsioni della Commissione Ue: da qui al 2020 il differenziale fra tasso d'interesse e di crescita «dovrebbe rimanere in territorio negativo per tutti i Paesi, ad eccezione dell'Italia».

Le implicazioni sono notevoli. «Un debito pubblico elevato - ricorda la Bce - pone notevoli sfide economiche. Se da un lato spesa pubblica e investimenti efficienti possono incrementare il potenziale di crescita di un Paese nel medio termine e attenuare gli effetti ciclici negativi di una fase di rallentamento economico, gli attuali livelli di debito elevati in molte economie stanno ostruendo questi canali, in particolare la capacità di attuare politiche di bilancio anticicliche nelle fasi di congiuntura sfavorevole».