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Brexit, prima vittoria per la May

Il Parlamento autorizza la richiesta di rinvio. Ma la premier ha altri progetti: spera di far approvare l'accordo la prossima settimana. 

di Redazione |

Finalmente una vittoria per Theresa May. Con 412 a favore e 202 contrari, la Camera dei Comuni ha approvato la mozione presentata dal governo che prevede di chiedere a Bruxelles una breve estensione dell’art. 50. Se l’Europa sarà d’accordo nell’accogliere la richiesta, il divorzio non dovrà consumarsi il 29 marzo ma sarà rinviato di altri tre mesi, a fine giugno.

La premier guadagna così tempo. Non tanto per negoziare un nuovo accordo con l’Unione europea, dove i margini di manovra sono nulli, ma per tentare di convincere i più titubanti, soprattutto tra le fila del suo stesso partito conservatore, a sostenere l’accordo già respinto due volte dal Parlamento. L’alternativa sarebbe un infatti un rinvio prolungato della Brexit, o una no deal Brexit, situazioni entrambi poco auspicabili.

La May ha infatti intenzione di sottoporre al Parlamento l’accordo di uscita dall’Ue per la terza volta il prossimo 20 marzo, poco prima della riunione del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo che vede riuniti a Bruxelles tutti i 27 capi di governo dell’Unione europea.

Tutte le ipotesi rimangono però sul tappeto anche se, come sottolineano gli analisti di Intesa Sanpaolo, «il parlamento ha respinto di misura (2 voti di scarto) l’emendamento che avrebbe consentito di tenere una serie di voti indicativi per valutare se esiste un consenso fra i parlamentari a favore di qualche specifica soluzione. L’emendamento che avrebbe richiesto di indire un nuovo referendum è stato respinto con 334 voti contro 85, a causa di un’astensione di massa dei laburisti».

La palla passa quindi al Parlamento. «Toccherà ora agli euroscettici valutare se correre il rischio di bocciare ancora l’accordo, puntando a una no-deal Brexit, ma con la possibilità che il parlamento converga su modelli diversi di Brexit nei giorni seguenti. Infatti, in caso di nuova bocciatura dell’accordo, tramite David Lidington il governo ha già minacciato di sostenere il metodo dei voti indicativi bocciato ieri», commentano gli esperti di Intesa Sanpaolo.