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Brexit ancora in alto mare

A tre settimane dall'uscita dall'Europa, tutti gli scenari restano aperti. Decisivo il voto del parlamento inglese il 12 marzo.

di Redazione |

A tre settimane dall’uscita della Gran Bretagna dal Regno Unito, fissata per il 29 marzo, mancano ancora certezze su tempi e modi dell'addio all’Unione europea. Il punto principale da risolvere sembra essere la questione del confine irlandese. Londra insiste con la richiesta di un backstop (garanzie minime per il funzionamento della frontiere irlandese) a tempo. Richieste che l’Unione europea considera irricevibili. Per il momento Bruxelles ha dato 48 ore di tempo a Londra per presentare una proposta convincente e accettabile. 

I giornali britannici, citando funzionari europei, scrivono che il segretario britannico alla Brexit, Geoffrey Cox, avrebbe presentato ai diplomatici Ue alcune proposte, in particolare una sorta di “mini-backstop” che comprende meno controlli ai confini irlandesi rispetto a quanto previsto nell’accordo originario dello scorso novembre, fermo restando che rimarrebbero comunque i controlli relativi alla salute degli animali e alla sicurezza alimentare.

Mancano per ora conferme e dettagli. L’unica certezza è che per Theresa May sarà un altro fine settimana di trattative per tovare un accordo con Bruxelles sul confine irlandese. Il tempo stringe e i prossimi giorni saranno decisivi. Martedì 12 marzo il parlamento inglese dovrà di nuovo esprimersi sull’accordo che aveva bocciato a gennaio. In caso di nuova bocciatura, il giorno seguente, il 13 marzo, sarà chiamato a votare un emendamento che esclude l'ipotesi hard Brexit, ossia un divorzio senza alcun accordo, l'ipotesi più allarmante per i danni economici che comporterebbe, non solo per Londra ma anche per la già debole economia europea. 

Tutte le ipotesi restano per ora sul tavolo. Bruxelles teme perfino che la May possa tentare di negoziare direttamente con i 27 leader dell’Unuone europea al vertice del consiglio europeo convocato il 21 e 22 marzo a Bruxelles, dunque una settimana prima del termine ultimo per la Brexit. Capi di Stato e di governo saranno chiamati a discutere di crescita e occupazione, politica estera e cambiamenti climatici. Formalmente la Brexit non è in agenda, ma quasi sicuramente farà capolino e terrà banco. Specie se nel frattempo Londra e l’Ue non avranno ancora raggiunto un'intesa sul backstop. 

L'ultima carta per la May resta quella di concordare con l'Europa una proroga della Brexit, posticipandola a maggio o a fine giugno. Anche se, osservano in molti, dififcilmente guadagnare tempo la aiuterà a superare l’impasse in cui la premier si trova da mesi.