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La nuova road map della Bce

L'Eurozona cresce meno delle attese. Draghi annuncia tassi fermi per tutto il 2019 e un maxi finanziamento alle banche (Tltro). 

di Redazione |

Dalla fine del Qe, a dicembre 2018, sono passati solo un paio di mesi. La situazione economica sembra però cambiata e la Bce ha messo a punto un sostanziale cambio di passo indicando la nuova road map per il resto dell'anno. 

La riunione odierna del board si è infatti chiusa con tassi invariati e la rassicurazione che tali rimarranno per tutto il 2019, non solo fino all'estate. La modifica della forward guidance è una mossa che il mercato non aveva messo in conto e che suona come un campanello d'allarme per la gravità della frenata economica in atto nella zona euro, definita da Mario Draghi, nella conferenza stampa odierna, più brusca dele attese.

Draghi ha spiegato che a rallentare la crescita dell’eurozona sono due ordini di fattori. «Da una parte - ha detto - ci sono quelli esterni tra cui il rallentamento del commercio mondiale, quello della Cina e una minore fiducia a causa delle tensioni commerciali». Ma ci sono anche, ha aggiunto, «fattori interni, alcuni specifici ad alcuni settori e paesi, come l’auto in Germania. Fra questi c'è sicuramente l'Italia».

La Bce è andata anche oltre e, come previsto da molti analisti e anticipato dalla stampa, ha annunciato un’operazione di maxi finanziamenti a lungo termine e a condizioni agevolate alle banche (Tltro) che partirà a settembre 2019 e si estenderà fino a marzo 2021. L’obiettivo è chiaro: sostenere la crescita dell’economia e il sistema bancario. Draghi ha infatti spiegato che la reintroduzione, votata unanimamente dal board, prevede che «i fondi siano usati per erogare credito a imprese e famiglie, non per comprare bond sovrani». Le operazioni avranno cadenza trimestrale e ognuna avrà una scadenza di due anni. Ulteriori dettagli verranno diffusi in seguito. 

La Bce ha dunque preso atto che il 2019 sarà più lento del previsto. Gli economisti dell’Eurotower hanno ridotto a 1,1 per cento le stime sul Pil per quest’anno, contro la crescita di 1,7 per cento stimata a dicembre 2018. Lieve limatura anche per il Pil del 2020 da 1,7 a 1,6 per cento, mentre riimane invariato il Pil del 2021 a 1,5 per cento.  

La Bce prevede una frenata anche sul fronte dell’inflazione. Per il 2019 è attesa a 1,2 per cento, da 1,6 per cento previsto in precedenza. Riviste al ribasso anche le previsioni per il 2020 a 1,5 per cento (da 1,7 per cento) e per il 2021 a 1,6 per cento (da 1,8 per cento). Almeno per quest’anno, dunque, l'obiettivo della Bce di portare i prezzi vicino al 2 per cento nel medio termine rimane decisamente lontano.

Nella nota diffusa al termine della riunione, la Bce ha modificato la forward guidance precisando che i tassi di interesse si manterranno «su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla fine del 2019 e in ogni caso fino a quando sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine».

Il comunicato precisa anche che la Bce continuerà a reinvestire integralmente il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un periodo prolungato di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse e comunque «finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario».