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Altri sei mesi di recessione

I dati in uscita indicano che la contrazione del Pil sta proseguendo. A rischio i conti pubblici. Il 15 marzo il giudizio di Moody's. 

di Redazione |

Dopo la flessione dell’economia nell’ultimo semestre 2018, l’Italia sembra avviata verso altri sei mesi di recessione. Aumentano infatti i segnali che portano a pensare che anche il primo trimestre del 2019 chiuderà con una contrazione del Pil. E la situazione potrebbe restare debole anche nei tre mesi successivi, ossia fino a giugno. 

Venerdì l'Istat diffonderà il dato di gennaio sulla produzione industriale. Le stime indicano una crescita dello 0,4 per cento rispetto al mese precedente. Ma sono tutte da verificare. La scorsa settimana il PMI manifatturiero di febbraio ha mostrato un ulteriore calo a 47,7 da 47,8 del mese precedente. «È vero che il consenso si aspettava una caduta più accentuata (a 47,2), ma si tratta del quinto mese in territorio recessivo» notano gli analisti di Intesa Sanpaolo, secondo cui «l’andamento degli indici di fiducia nei primi due mesi del 2019 non segnala un recupero ma anzi una tendenza all’ulteriore indebolimento dell’attività economica. Ciò, dopo un primo trimestre ancora verosimilmente negativo per il PIL, aumenta il rischio che nemmeno nel trimestre primaverile si possa assistere a un ritorno a una fase espansiva».

Intanto dopo Fitch anche Moody’s ha abbassato le sue stime di crescita sull’Italia a +0,4 per cento quest’anno e +0,8 per cento il prossimo. Un taglio netto rispetto alla precedente stima di +1,3 per cento per il 2019, con rischi di ulteriore sforbiciata di fronte a un'eventuale instabilità politica. Il prossimo 15 marzo è inoltre atteso il giudizio di Moody’s sul debito italiano laddove l’agenzia di rating è quella che esprime la valutazione più pessimistica tra le principali agenzie sul nostro paese: Baa3, solo un gradino al di sopra dell’area sub-investment grade, con outlook stabile.

Un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Crescita più bassa delle attese vuol dire infatti un aggravamento dei conti pubblici. L’Istat ce lo ha appena ricordato. Al recente taglio del Pil per il 2018 da +1 per cento a +0,9 per cento ha corrisposto un peggioramento del deficit/Pil, che si è attestato al 2,1 per cento (contro l’1,9 per cento previsto dal governo anche se in miglioramento rispetto al 2,4 per cento del 2017) e del debito/PIL, salito al 132,1 per cento (dal 131,3 per cento del 2017 e oltre l’obiettivo governativo del 131,7 per cento).

«Ceteris paribus, i dati peggiorano il percorso tendenziale di finanza pubblica per l’anno in corso. Solo per via del trascinamento dall’anno precedente, nel 2019 il deficit potrebbe salire al 2,2 per cento (contro il target del 2 per cento), e il debito potrebbe attestarsi al 131,1 per cento (invece che al 130,7 per cento come da obbiettivo governativo)», scrivono ancora dall’ufficio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo. Con un Pil in aumento di 0,6 per cento, gli analisti prevedono «conseguenze limitate sul deficit (che potrebbe essere contenuto al 2,1 per cento grazie all’utilizzo del fondo di 2 miliardi previsto dall’accordo con la Ue), ma l’impatto sarebbe significativo sul debito (che potrebbe raggiungere il 132,5 per cento)».

La crescita dello 0,6 per cento, appare però ottimistica. La Commissione europea ha già pronosticato una crescita dello 0,2 per cento nel 2019 per il nostro Pil, ben lontano dalla previsione del governo di +1 per cento. «Con una crescita zero quest’anno, il deficit salirebbe al 2,4 per cento e il debito al 133,5 per cento. La dinamica del debito sarebbe anche peggiore se il governo non dovesse centrare l’obiettivo ambizioso di un piano di privatizzazioni pari al punto di PIL già quest’anno», avvertono da Intesa Sanpaolo.

Notizie poco rassicurante anche dal mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è salito al 10,5 per cento a gennaio, da 10,4 per cento precedente (rivisto al rialzo dal una prima lettura a 10,3 per cento), con il tasso di disoccupazione giovanile salito ancora, al 33 per cento da un precedente 32,8 per cento (rivisto al rialzo rispetto alla prima stima).