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Il Pil 2018 si ferma a +0,9%

L'Istat rivede al ribasso la stima preliminare. Brusca frenata rispetto al 2017 (+1,6%). Debito record al 132,1% del Pil. 

di Redazione |

Doppia cattiva notizia per l’economia e i conti pubblici italiani. L’Istat ha rivisto al ribasso la stima preliminare del Pil per il 2018. L’anno scorso il Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,9 per cento, anziché dell’1 per cento, in netto rallentamento rispetto al +1,6 per cento del 2017. Il nuovo dato risulta pertanto inferiore rispetto alle previsioni del governo di fine dicembre, che indicavano una crescita dell'economia dell'1 per cento per il 2018.

Dal lato della domanda interna nel 2018 si registra, in termini di volume, una crescita del 3,4 per cento degli investimenti fissi lordi (da +4,4 per cento del 2017) e dello 0,5 per cento dei consumi finali nazionali (da +1,1 per cento). Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell’1,9 per cento, in forte contrazione rispetto al +5,9 per cento dell'anno precedente, ma le importazioni hanno segnato un aumento maggiore, pari al +2,3 per cento, anche se dimezzato rispetto al 5,5 per cento del 2017.

La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 1,0 punti percentuali (+0,9 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta, sottolinea l'Istat, ha dato un contributo negativo per 0,1 punti.

A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume nelle costruzioni (+1,7 per cento), nell’industria in senso stretto (+1,8 per cento), nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,9 per cento) e nelle attività dei servizi (+0,7 per cento).

Delusione anche per il debito pubblico. In base alle nuove stime dell’istituto di statistica, nel corso del 2018 è salito al nuovo livello record 132,1 per cento del Pil, contro il 131,3 per cento del 2017. Anche in questo caso, il nuovo dato risulta superiore alle stime del governo che per il 2018 aveva previsto un debito/Pil al 131,7 per cento del Pil.

Migliora, invece, nel 2018, il rapporto deficit/Pil, che si è attestato al 2,1 per cento, dice l’Istat, rispetto al 2,4 per cento del 2017 anno. Si tratta del livello più basso dal 2007, quando il deficit si attestò all'1,5 per cento del Pil. Anche su questo fronte, però, non vengono rispettate le previsioni, troppo ottimistiche, del governo che aveva previsto un deficit/Pil all'1,9 per cento per il 2018. L’avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) misurato in rapporto al Pil, è stato pari all’1,6 per cento (1,4 per cento nel 2017).

Invariata, rispetto all’anno precedente, la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) che nel 2018 è risultata pari al 42,2 per cento.

Alla luce di questi dati, appaiono sempre più improbabili le previsioni del governo per il triennio 2019-2021 contenute nell'ultima Legge di bilancio. Dopo la recessone tecnica fotografata dall'Istat nel secondo semestre 2018 con il terzo e il quarto trimestre in contrazione, il 2019 appare particolarmente debole. La Commissione europea indica una crescita di appeno lo 0,2 per cento, dato che si scontra con la stima di + 1 per cento del governo (+1,1 per cento nel 2020 e +1 per cento nel 2021).