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Il potere economico

Natalità ai minimi storici, cala la popolazione

Gli stranieri sono l'8,7 per cento dei residenti in Italia. Crescono solo gli over 65. Nuovo record per gli espatri. 

di Redazione |

Neanche i migranti, il cui numero l’anno scorso è salito a 349 mila unità (+1,7% sul 2017), è riuscito a fermare l’emorragia della popolazione italiana, diminuita nel 2018 per il quarto anno consecutivo raggiungendo i 60.391.000 individui, 93.000 in meno rispetto all’anno precedente.

Nel dettaglio, dice l’Istat, i cittadini residenti italiani sono diminuiti a 55.157.000 unità mentre quelli stranieri sono aumentati a 5.234.000, e oggi rappresentano l’8,7 per cento della popolazione residente totale.

I dati dimostrano che, nonostante la politica dei porti chiusi e dei rimpatri avviata dal ministro Salvini, l’Italia ha bisogno degli immigrati. Senza di loro, la popolazione avrebbe subito una contrazione ancora più marcata.

Non solo perché il saldo naturale tra nascite (che hanno raggiunto il minimo storico di 449mila, 9mila in meno rispetto al 2017) e decessi (636mila, 13mila in meno rispetto al 2017) continua a essere negativo, ma perché aumentano anche le emigrazioni verso l’estero. Queste ultime hanno raggiunto quota 160mila l’anno scorso (+3,1 per cento), il livello più alto da quando sono disponibili statistiche omogenee sul fenomeno (1981), precisa l’Istat.

In conclusione, solo grazie a un surplus migratorio positivo per 190mila unità - di poco superiore a quello dell’anno precedente e in ogni caso il più elevato degli ultimi cinque anni - l’Italia è riuscita a compensare il saldo negativo tra nascite e decessi, pari a 187mila unità.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i soli cittadini italiani, a fronte di 47mila rimpatri, nel 2018 gli espatri sono stati 120mila. Un dato sottolineato anche dal Fmi, che ha notato come le emigrazioni dall’Italia abbiano raggiunto il valore più alto degli ultimi 50 anni, proprio mentre il paese si ritrova con un tasso di povertà superiore alla media europea e il 20 per cento delle famiglie è a rischio povertà.

Tra i fattori collegati alla denatalità, l’Istat cita la riduzione delle nascite da madre italiana (358mila nel 2018, 8mila in meno dell’anno precedente) accompagnata da un calo (meno marcato) anche dei nati da cittadine straniere (91mila, pari al 20,3 per cento del totale, mille in meno del 2017). Al calo delle nascite si accompagna una fecondità rimasta stabile, pari a 1,32 figli per donna, e un calendario della maternità sempre più spostato in avanti: l’età media al parto nel 2018 sale a 32 anni, registrando una crescita di circa due anni nell’arco di un ventennio.

In una popolazione che tende a invecchiare - gli over 65enni sono 13,8 milioni (il 22,8% della popolazione totale, +560mila rispetto al 1° gennaio 2015) - sono ulteriormente salite nel 2018 le condizioni di sopravvivenza. La speranza di vita alla nascita è stimata in 80,8 anni (+0,2 rispetto al 2017) mentre per le donne è di 85,2 anni (+0,3). In miglioramento risulta anche la sopravvivenza della popolazione anziana. Nel 2018, all’età di 65 anni la speranza di vita residua è di 19,3 anni per gli uomini (+0,3 sul 2017) e di 22,4 anni per le donne (+0,2).

Nel complesso, diminuiscono i giovani fino a 14 anni, che oggi sono circa 8 milioni e rappresentano il 13,2 per cento del totale e gli individui in età attiva, 38,6 milioni pari al 64 per cento della popolazione. Nel quadro di tendenze contrapposte tra soggetti in condizione attiva o formativa e chi risulta, invece, prevalentemente ritirato dal mondo del lavoro, crescono ulteriormente i rapporti di dipendenza intergenerazionale. L’indice di dipendenza degli anziani, ad esempio, risulta oggi pari al 35,6 per cento, quello di vecchiaia al 173 per cento, cosicché l’età media della popolazione supera abbondantemente i 45 anni.