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Il potere economico

Ue e Fmi gelano il governo

La Commissione abbassa allo 0,2 per cento le stime di crescita per il 2019. Fondo monetario critico su reddito di cittadinanza e quota 100. 

di Redazione |

Non c’è pace per il governo gialloverde. Nella giornata di ieri ben tre importanti organismi economici hanno messo in dubbio i numeri e la portata delle misure contenute nella Legge di Bilancio 2019. Un provvedimento dall'iter tormentato, che ha visto Bruxelles e Roma più volte in rotta di collisione mandando alle stelle lo spread Btp-Bund, e che oggi rischia di dover essere completamente riscritto. 

La Commissione Europea si appresta (secondo indiscrezioni dell'Ansa oggi confermate) a ridurre allo 0,2 per cento le stime di crescita per il 2019. Cifra sempre più lontana dall’irrealistico +1 per cento indicato dall’esecutivo. Anche l'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha annunciato di aver rivisto al ribasso le previsioni, indicando per quest’anno un Pil in aumento dello 0,4 per cento (+0,8 per cento nel 2020). Ma precisando che su tale stima «pesano rischi al ribasso».

Infine la stoccata del Fmi, che appare come una stroncatura di tutta la politica economica impostata dal governo. Gli economisti del Fondo Monetario bocciano senza appello reddito di cittadinanza e quota 100. Per ora confermano la stima di +0,6 per cento in termini di crescita economica per l'anno in corso ma vedono aumentato il rischio di recessione per l'Italia, con «significativi rischi al ribasso» per la nostra economia. Che per i prossimi cinque anni, fino al 2023, vedono crescere a un tasso inferiore all’1 per cento.

A tutti risponde questa mattina il premier Conte: «Confermiamo le nostre valutazioni di crescita», ossia +1 per cento, afferma nella conferenza stampa con il primo ministro libanese Saad Hariri a Beirut, sprezzante delle raccomandazioni e dei dubbi espressi dagli importanti centri economici internazionali. Mentre il minstro Tria rassicura ancora una volta che non saranno necessarie manovre correttive. 

Eppure il Fondo Monetario Internazionale è stato molto chiaro nel mettere in guardia circa i rischi che sta correndo il nostro paese. L'Fmi invita addirittura il governo a ripensare la transizione in atto dal Rei al reddito di cittadinanza. 780 euro al mese «sono generosi», osserva l'Fmi, indicando tra 325 e 568 euro la quota mensile in grado di soddisfare le esigenze minine «senza causare dipendenza da welfare». Questo potrebbe portare a un numero di richieste superiore alle attese. Inoltre, i lavoratori a basso reddito potrebbero essere tentati dal non cercare un’occupazione, cadendo così nella «trappola della povertà». Senza contare che i disonesti potrebbero percepire il reddito e fare un lavoro in nero allo stesso tempo.

Non convince nemmeno Quota 100, un provvedimento, sottolinea l'Fmi, destinato a aumentare «ulteriormente la spesa pensionistica» imponendo «un onere ancora maggiore sulle generazioni più giovani» e lasciando meno spazio alle politiche di crescita pro-crescita» e riducendo i tassi di occupazione tra i lavoratori più anziani. Inoltre, «sulla base delle esperienze in altri Paesi», sottolinea il Fondo, «è improbabile che l'ondata prevista di pensionamenti possa creare altrettanti posti di lavoro per i giovani». Il rischio, dunque, è che l’Italia nei prossimi 2-3 anni debba affrontare «pressioni pensionistiche significative» tali da «mettere a dura prova i conti pubblici».

Il Fondo monetario lamenta anchd l’assenza di riforme strutturali nei piani del governo e osserva che le politiche economiche messe in atto dal govenro «non includono le riforme necessarie per affrontare gli ostacoli strutturali di lunga data alla crescita e, di conseguenza, i rischi che rendono vulnerabile l'economia» dell’Italia. Di qui l'invito a «dare la priorità all'attuazione di un pacchetto globale di riforme strutturali, a un consolidamento fiscale solidale e inclusivo e a rafforzare ulteriormente i bilanci bancari».

C'è però anche un altro timore che rigarda il nostro paese, ossia che l’aumento dello spread possa «limitare gli eventuali benefici» a breve termine e «se dovesse persistere, rischierebbe di indebolire ulteriormente la crescita a medio termine». 

E se le pressioni sull'Italia dovessero accentuarsi, l’Fmi vede anche il pericolo di «ricadute globali e significative» attraverso «una maggiore avversione al rischio a livello mondiale innescando un effetto contagio che finora «è stato contenuto». L’accentuarsi dei problemi dell’Italia, tuttavia, «potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati».