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Italia in recessione tecnica

Nel IV trimestre 2018 il Pil è arretrato dello 0,2 per cento, dopo essersi ridotto dello 0,1 per cento nei tre mesi precedenti.

di Redazione |

Nel quarto trimestre del 2018 il prodotto interno lordo (Pil), corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente. Si tratta della stima preliminare diffusa dall’Istat che certifica due cose: una fase di recessione "tecnica" che ha caratterizzato l’economia italiana da giugno a dicembre dello scorso anno e un peggioramento della frenata nell’ultima parte dell’anno. Nel terzo trimestre la contrazione del Pil era stata infatti dello 0,1 per cento.

Il 2019 parte dunque nel segno della debolezza economica. La variazione acquisita per il 2019, afferma l'Istat, è pari a -0,2 per cento. Una stima che stride con la previsione di crescita dell'1 per cento indicata dal governo nella contestata legge di Bilancio. Nelle scorse settimane Bankitalia aveva ridotto le previsioni per l'Italia allo 0,6 per cento. E altrettanto aveva fatto il Fondo monetario internazionaleMa ci sono economisti, come quelli del Ref, che vedono per il 2019 una crescita a zero per il nostro paese

Una recessione, come notavano qualche tempo fa gli analisti di Intesa Sanpaolo, che si poteva forse evitare e di cui il governo ha più di una responsabilità. «È vero - scrivevano in nota dello scorso 14 gennaio - che il trend di rallentamento è comune agli altri Paesi dell’eurozona (nello stesso mese, la produzione industriale è calata di -1,9% m/m in Germania e di -1,3% m/m in Francia). Tuttavia, nel caso dell’Italia un ruolo nella seconda metà del 2018 sembra essere stato giocato dall’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie del Paese connessa alla tormentata vicenda della Legge di Bilancio. In tal senso, l’allentamento delle tensioni sui mercati finanziari conseguente al cambiamento di rotta del governo e all’accordo con la UE potrebbe se non altro indurre un effetto meno negativo sull’attività economica all’inizio del nuovo anno. Tuttavia, per il momento non ci sono segnali convincenti di inversione di tendenza per il ciclo (l’unico è quello giunto dal lieve recupero fatto segnare dal PMI composito a dicembre, tornato al valore-soglia di 50 dopo due mesi in territorio recessivo a 49,3). E in ogni caso, l’uscita debole dall’anno scorso peserà inevitabilmente sulla crescita media 2019».

Tornando ai dati del quarto trimestre, l'Istat precisa che la variazione negativa del Pil «è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta».

Male anche il dato tendenziale che nel quarto trimestre «scende allo 0,1%, dallo 0,6% del trimestre precedente. Questa stima, che ha natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta un netto peggioramento della congiuntura del settore industriale a cui si aggiunge un contributo negativo del settore agricolo, a fronte - osserva l'Istat - di un andamento stagnante delle attività terziarie». 

La contrazione dell'economia nell'ultimo scorcio del 2018 ridimensiona anche la crescita annua del Pil, per la quale l’Istituto di statistica indica un incremento dello 0,8 per cento, corretto per gli effetti di calendario, esattamente la metà rispetto al +1,6 per cento che ha caratterizzato il 2017. La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1 per cento (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017), precisa l'Istat anunciando che i dati dettagliati saranno diffusi il prossimo primo marzo. 

In frenata anche la locomotiva tedesca. Il governo di Angela Merkel ha dimezzato ieri le stime di crescita per il 2019 portandole all’1 per cento, da +1,9 per cento indicato lo scorso ottobre. La revisione segue i dati del 2018, un anno più debole delle attese che ha visto il Pil tedesco crescere dell’1,5 per cento, livello più basso dal 2014. Pur trattandosi del nono anno consecutivo in espansione, l’economia tedesca cede il passo rispetto alla crescita del 2,2 per cento che ha caratterizzato il 2017 e il 2016.

Guerra commerciale Usa-Cina e Brexit hanno fatto la loro parte, ma la responsabilità va soprattutto alle difficoltà del settore automobilistico tedesco di adattare le linee di produzione alle nuove regolamentazioni sui diesel. La frenata della Germania dovrebbe quindi essere di natura temporanea notano gli analisti, pur sottolineando che sul comparto industriale peserà nei prossimi mesi il rallentamento dell'economia mondiale.