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2019: crescita zero per l'Italia

E' la previsione degli economisti del Ref che indicano per quest'anno disoccupazione in aumento e crollo degli investimenti.

di Redazione |

Mentre Salvini e Di Maio si incaponisco nel tenere in ostaggio da giorni 47 migranti su una nave al largo di Siracusa, operosi uffici studi fanno il punto su ben altre priorità per il paese, ossia la delicata situazione economica verso cui sta andando a sbattere l'Italia.

Secondo l’ultimo rapporto degli economisti del Ref, nel 2019 la crescita della nostra economia sarà esattamente uguale a zero.

Un dato che fa a pugni con la previsione del governo, che ha impostato la contestata legge di Bilancio su una crescita del Pil dell'1 per cento. Nelle scorse settimane anche Bankitalia e il Fondo monetario internazionale avevano già abbassato a +0,6 per cento le stime sul Pil italiano.

C'è evidententemente chi è ancora più pessimista. Secondo le stime del Ref, infatti, ci siamo avviati verso un anno di totale stagnazione, che si incastra tra un 2018 in cui l'economia italiana è aumentata di quasi l'1 per cento e un 2020 in cui il Pil è atteso crescere (per ora) dello 0,8 per cento. In mezzo, una sorta di buco nero in cui l'Italia resterà ferma in termini di prodotto interno lordo. 

Qualche notizia in più sulla gravità della situazione arriverà dododomani: il 31 gennaio, l'Istat ci dirà come è andata l'economia nel quarto trimestre. E' probabile che si tratti di una variazione negativa che, unita al -0,1 per cento del terzo trimestre, porta l'Italia dentro una fase di recessione tecnica. Anche il numero uno della Bce, Mario Draghi, ieri ha sottolineato che l'Italia cresce significativamente meno rispetto alle aspettative, precisando però che è ancora prematuro parlare di una manovra correttiva in assenza di dati aggiornati.

Secondo gli esperti de Ref, il 2019 sarà un anno in cui la disoccupazione tornerà a crescere sopra l’11 per cento (11,1 quest’anno, 11,4 il prossimo dal 10,6 del 2018) e in cui i conti pubblici segneranno un peggioramento. Il rapporto debito/Pil è atteso in progressivo aumento dal 131,5 per cento del 2018 al 132,3 per cento del 2019 al 132,9 per cento del 2020.  

A leggere la tabella con cui gli economisti del Ref illustrano le loro considerazioni, emerge chiaramente che la colpa della frenata arriva dagli investimenti, che quest’anno saranno pressochè nulli (+0,1 per cento) rispetto alla crescita del 3,5 per cento dell’anno scorso. Debole anche l’export, in aumento dello 0,6 per cento, in linea con il 2018 ma in caduta rispetto al +5,7 per cento del 2017. Tiene invece la spesa delle famiglie, +0,6 per cento, anche in questo caso in linea con il 2018.

«Siamo ancora vincolati a un percorso di sviluppo guidato dalle esportazioni, un canale di sbocco delle nostre produzioni per sua natura instabile. Quando le condizioni internazionali si fanno meno favorevoli la nostra economia si spegne. Si apre allora una fase complessa e piena di incognite», scrivono gli analisti. 

D’altronde, spiegano gli esperti del Ref, la congiuntura internazionale sta deludendo proprio mentre stanno emergendo rischi politici di varia natura, dalle guerre commerciali innescate da Trump alla Brexit. Anche nei paesi emergenti non mancano le situazioni di crisi: Argentina, Venezuela, Turchia fino alla Cina, il cui rallentamento economico rappresenta «un’incognita che pesa sulle prospettive globali».  

La dipendenza dall'export non è l’unico problema dell'Italia. Dobbiamo fare i conti anche con una modesta crescita dei consumi, frutto di una bassa dinamica salariale, la stessa però che ha «portato negli ultimi tre anni a chiudere il divario di crescita rispetto ai maggiori partner europei in termini di export e attività industriale».

Riagguantare la crescita non è facile quando i vincoli europei impongono di contenere il debito. «Il tentativo del nuovo governo è stato quello di transitare verso uno schema di sviluppo in cui la domanda trae sostegno da una politica di bilancio di segno espansivo. La reazione negativa dei mercati e delle autorità europee hanno spinto a ridimensionare la portata delle ambizioni, indicando un target di indebitamento al 2 per cento nel 2019 e in flessione nei due anni successivi sino all’1.5 per cento». Parametri che sarà difficile rispettare, specie nel 2020 in cui scatterannno vincoli di salvaguardia. La partita è ancora tutta da giocare e nuove fasi difficili sono da mettere in conto. 
 
A questo riguardo, guardando ai prossimi mesi, «un passaggio importante è costituito dalle prossime elezioni europee di maggio che consentiranno di testare tanto la tenuta del grado di consenso di cui gode il Governo italiano, quanto i risultati in aggregato dei partiti cosiddetti “sovranisti” in Europa e quindi anche il contesto politico nel quale si inserirà la prossima trattativa con l’Europa», concludono gli esperti del Ref.