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Crescita a +0,6% per il FMI

Come Bankitalia, anche il Fondo monetario abbassa le stime per il 2019. E inserisce l'Italia tra le principali minacce del 2019 insieme alla Brexit.  

di Redazione |

Il Fondo monetario internazionale segue le orme di Bankitalia e abbassa le stime di crescita dell’economia italiana per il 2019 a +0,6 per cento, da precedente +1 per cento, mantenendo invariata allo 0,9 per cento la previsione per il 2020. Sale dunque il parterre di uffici studi che giudicano improbabile il raggiungimento di una crescita dell’1 per cento quest’anno, come indicato dal governo nella legge di Bilancio. Stima peraltro abbassata dopo le pressioni di Bruxelles rispetto all’iniziale (e fuori dalla realtà) previsione di +1,5 per cento.  

A leggere la nuova tabella del Fmi, il prossimo anno l’Italia sarà l’unica economia in Europa a mostrare una crescita inferiore all’1 per cento confermandosi più che mai la Cenerentola del Vecchio Continente. Le nuove previsioni corrette al ribasso indicano un’espansione dell’1,6 per cento per l’area euro e dell’1,3 (sotto la media dell’eurozona) per la Germania. La Francia quest’anno dovrebbe invece crescere dell’1,5 per cento e la Spagna del 2,2, per cento. L’Italia, inoltre, insieme alla Brexit e allo shutdown negli Usa, viene annoverata fra i principali fattori di rischio globali indicati dal Fondo monetario internazionale per il 2019.

Nel complesso, il Fmi ha abbassato a +3,5 per cento la crescita globale per il 2019 e a +3,6 quella per il 2020 rispetto al +3,7 indicato a ottobre per entrambi gli anni. Si tratta in fondo di una lieve frenata rispetto al +3,7 per cento che ha caratterizzato il 2018 alimentata dal fatto che «il commercio e gli investimenti sono rallentati» e «la produzione industriale al di fuori degli Stati Uniti ha subito un rallentamento».  

La situazione resta però delicata. «Mentre ciò non significa che stiamo assistendo a una grave recessione, è importante fare il punto sui numerosi rischi in aumento» osserva il Fmi, che tra i principali pericoli indica «un'escalation delle tensioni commerciali e un peggioramento delle condizioni finanziarie». Altre variabili da monitorare sono il rallentamento della Cina che «potrebbe essere più rapido del previsto, soprattutto se le tensioni commerciali continueranno, e questo potrebbe innescare bruschi sell-off nei mercati finanziari e delle materie prime, come nel caso 2015-16». Infine, si legge ancora nella nota di aggiornamento, «in Europa continua la suspense della Brexit e le costose ripercussioni tra rischio sovrano e finanziario in Italia rimangono una minaccia. Negli Stati Uniti un arresto prolungato del governo federale statunitense pone rischi al ribasso».

Gli esperti del Fondo imputano essenzialmente a Italia e Germania la revisione al ribasso delle stime per le economie avanzate per la quale è prevista una crescita in rallentamento dal 2,3 per cento nel 2018 al 2 per cento nel 2019 e all'1,7 per cento nel 2020. «Abbiamo leggermente rivisto al ribasso le nostre previsioni per le economie avanzate, principalmente a causa di revisioni al ribasso per l'area dell'euro. All'interno dell'area dell'euro le revisioni più significative riguardano la Germania, dove le difficoltà di produzione nel settore automobilistico e la minore domanda esterna peseranno sulla crescita nel 2019, e per l'Italia dove i rischi sovrani e finanziari e le connessioni tra di essi stanno aggiungendo ostacoli alla crescita», si legge nel documento del Fmi. Che osserva invece come «l'espansione degli Stati Uniti continua, ma la previsione rimane per una decelerazione a seguito dell’allentamento dello stimolo fiscale». La crescita passerà dal 2,9 per cento del 2018 al 2,5 per cento del 2019 fino a calare all'1,8 per cento nel 2019. 

Reggono meglio le economie dei paesi emergenti e in via di sviluppo, le cui economie quest’anno cresceranno nel loro complesso a un tasso del 4,5 per cento (da 4,6 per cento nel 2018) per risalire poi al 4,9 per cento nel 2020. Da segnalare però la debolezza persistente della Cina, seconda maggiore potenza economica mondiale, che quest’anno e il prossimo segnerà una crescita del 6,2 per cento dopo il 6,6 per cento del 2018, tasso più basso degli ultimi 28 anni.