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A rischio la tripla A degli Usa

E' l'avvertimento di Fitch di fronte al protrarsi della chiusura parziale degli uffici federali. 

di Redazione |

La chiusura parziale degli uffici federali americani è giunta oggi al suo 19° giorno, ed è ormai la seconda più lunga della storia. Rischia però di abbattere il precedente primato, di 21 giorni, che risale al dicembre del 1995. Restano per ora le divisioni tra Trump e il Congresso sulla realizzazione del muro al confine con il Messico, un'opera dal costo di 5,7 miliardi di dollari per la quale i democratici si rifiutano di stanziare fondi. 

Il braccio di ferro sembra destinato a proseguire, come spiegano gli analisti di Intesa Sanpaolo. «L’appello televisivo di Trump, a reti congiunte, ieri sera ha mirato a spostare l’attenzione dalla chiusura degli uffici alla “crisi umanitaria” al confine con il Messico, ma ha evitato di dichiarare che si tratta di un’emergenza nazionale. Secondo il presidente è essenziale per la sicurezza nazionale costruire un muro sul confine meridionale. I leader democratici hanno risposto con un messaggio televisivo invece concentrato sugli effetti della chiusura degli uffici e sul fatto che la difesa dei confini va attuata con altri strumenti». 

La situazione sta diventando preoccupante per le conseguenze economiche che un proseguimento dello shutdown potrebbe avere. L’agenzia di rating Fitch ha avvertito che se il blocco dovesse proseguire fino al primo marzo, gli Stati Uniti rischiano di perdere il rating di tripla A sul credito sovrano, con tutte le conseguenze che questo comporta, ossia maggiore spesa per interessi sul debito. 

Sono inoltre da mettere in conto potenziali rischi sulla crescita. «Il protrarsi della chiusura degli uffici comincia ad avere effetti sensibili sui dipendenti non pagati e sulle società che hanno contratti con il governo federale e potrebbe influenzare i dati del 1° trimestre», commentano da Intesa Sanpaolo. Sono circa 800 mila i dipendenti pubblici che in questo periodo non stanno prendendo lo stipendio. 

«Per ora - ricordano gli analisti di Amundi - l’impatto economico appare limitato, ma quello sulla fiducia degli attori economici dipenderà dalla durata del blocco. A titolo comparativo, secondo i calcoli del Dipartimento di Economic Analysis, lo shutdown (totale) dell’ottobre 2013, durato 16 giorni, determinò nel quarto trimestre del 2013 un calo dello 0,3% su base annua del PIL reale; stando ad altre stime, in ognuno dei 16 giorni dello shutdown andarono in fumo 1,5 miliardi di dollari».

I contraccolpi sulla crescita non sono da sottovalutare specie a fronte di un’economia mondiale in rallentamento. La Banca Mondiale ha infatti rivisto verso il basso le previsioni di crescita mondiale per il 2019-20, imputando tale revisione agli effetti delle dispute commerciali, delle correzioni dei mercati finanziari e delle tensioni valutarie in diversi paesi emergenti. Le nuove stime indicano che nel 2019 la crescita globale si fermerà al 2,9 per cento (da 3 per cento) mentre gli Stati Uniti cresceranno del 2,5 per cento quest'anno e dell’1,7 per cento nel 2020 (da 2,8 e 2 per cento).