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Il potere economico

Venti di recesione in Germania

L'inatteso crollo a novembre della produzione industriale (-1,9 per cento) aumenta i timori di una sbandata della locomotiva d'Europa. 

di Redazione |

Doccia fredda sui conti della Germania. Il settore produttivo sta perdendo quota più velocemente di quanto atteso, innescando i timori di una recessione in agguato per la maggiore economia europea, con immancabili ripercussioni sul resto del Vecchio Continente.

A gelare le aspettative economiche è stato il dato di novembre relativo alla produzione industriale, inaspettatamente crollata dell’1,9 per cento rispetto al mese precedente. Gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,3 per cento. Fortemente negativo anche il dato su base annua, che evidenzia una contrazione del 4,7 per cento rispetto al novembre 2017.

«La flessione è generalizzata: -1,7% nelle costruzioni, -3,1% nel settore energetico, -1,8% nell’industria in senso stretto. Il dato, assieme alla revisione di ottobre da -0,5 a -0,8%, prospetta una contrazione della produzione industriale superiore al punto percentuale anche nel quarto trimestre 2018, dopo quello già verificatosi nel trimestre estivo», commentano gli esperti di Intesa Sanpaolo.

Con un’industria così debole, non è da escludere un’ulteriore contrazione del Pil nel periodo ottobre-dicembre. Considerando il calo del prodotto interno lordo già rilevato nel terzo trimestre, la Germania sarebbe da considerare tecnicamente in recessione (due trimestri consecutivi con una variazione negativa del Pil). La locomotiva europea potrebbe non essere sola: anche l’Italia sta flirtando con la recessione.

Nell’ultimo aggiornamento, diffuso oggi, sull’economia europea realizzato dall’Istat insieme alla tedesca Ifo e all’istituto svizzero Kof, gli economisti stimano una produzione industriale invariata nel quarto trimestre, «cui seguirà una ripresa nel primo semestre dell’anno (+0,2% sia per il primo che per il secondo trimestre 2019)».

Dopo il rallentamento del Pil nel terzo trimestre (a +0,2% da +0,4% dei tre mesi precedenti), «l’economia dell’area euro è prevista crescere a ritmi moderati e costanti» nel quarto trimestre 2018 e nella prima metà del 2019, con una crescita dello 0,3% «supportata da miglioramenti della domanda interna», notano i tre centri di ricerca.

Dati che però potrebbero essere corretti al ribasso. «I rischi per le previsioni dell’economia dell’area euro - conclude la nota - hanno un orientamento negativo. Le incertezze legate a fattori politici come la Brexit, le dispute sui dazi commerciali, la vulnerabilità nei mercati emergenti e volatilità dei mercati finanziari minacciano le prospettive economiche e finanziarie per il 2019. In questo scenario l'impatto della normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti sull'economia mondiale è ancora difficile da stimare».

La frenata del Pil della zona euro nel terzo trimestre, ricordano gli economisti, è da imputare alla frenata dell’economia tedesca (-0,2%) e italiana (-0,1%). «Per la Germania - precisano - la contrazione è principalmente riconducibile in parte al calo temporaneo della produzione nell'industria automobilistica tedesca, che ha avuto un effetto sul contributo negativo della domanda estera sulla crescita dell’area euro. Per l’Italia, la domanda interna ha registrato flessioni in tutte le sue componenti. La Spagna ha mostrato una stabilizzazione dei ritmi di crescita (+0,6%) e la Francia un’accelerazione (+0,4% rispetto a +0,2 in T2)».