Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Fintech, banche in ritardo

Crescono gli utenti digitali, ma la maggior parte delle filiali italiane è ancora di tipo tradizionale. 

di Redazione |

Il 16 per cento degli italiani ha utilizzato almeno un servizio Fintech nel corso del 2017 (quota che raddoppia al 34 per cento se si considerano soltanto i Millennials) mentre il 56 per cento dei clienti bancari risulta già attivo da pc, tablet e smartphone, un numero destinato a salire con l’ingresso delle nuove generazioni di nativi digitali nel mondo delle professioni, delle imprese e dei consumi. La rivoluzione digitale sta investendo il settore finanziario italiano, che però – nonostante una crescita di consapevolezza dell'impatto delle nuove tecnologie – non ha ancora strategie definite per il processo di trasformazione digitale. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano, presentata oggi al convegno Fintech & Digital Finance: quale modello per l’Italia (che è stato anche l’occasione per assegnare a InvestFT il Premio Fintech).

L’indagine condotta su oltre 50 banche e 15 gruppi bancari mostra infatti che la maggior parte delle filiali è ancora di tipo tradizionale, basata cioè su uno sportello a cui i clienti si rivolgono per qualsiasi tipo di operazione. Solo una minoranza di banche ha installato chioschi self-service all’interno di alcune filiali (generalmente tra il 10 e il 20 per cento della propria rete), che permettono al cliente di svolgere in autonomia alcune operazioni (tra cui, ad esempio, il versamento degli assegni o il pagamento di F24 e MAV/RAV), alleggerendo così il carico per i dipendenti e riducendo le attese per i clienti.

Come per gli utenti consumer, anche l’offerta di servizi bancari rivolti alle Pmi è nella quasi totalità dei casi offline. Tra le soluzioni di finanziamento a lungo termine proposte alle Pmi (il prodotto più diffuso, 24 per cento dell’offerta complessiva), ad esempio, soltanto una è accessibile tramite Internet Banking, e anche in questo caso il richiedente deve comunque passare dalla filiale per la firma finale. All’estero, invece, esistono già delle soluzioni di finanziamento a lungo termine accessibili interamente online e sono diffusi i prestiti veloci, in Italia quasi assenti (esiste un solo caso).

Da uno studio condotto da Nielsen Italia con l’Osservatorio emerge che il mobile payment è in questo momento il servizio più utilizzato tra gli utenti Internet italiani, con il 15 per cento del campione che dichiara di averne fatto uso nell’ultimo anno. Seguono i mobile wallet (8 per cento), la strong authentication (8 per cento), i trasferimenti di denaro P2p (7 per cento), il trading di criptovalute, i chatbot e il crowdfunding (tutti alla pari al 5 per cento). Chiude la classifica dei servizi Fintech più usati il robo advisoring (1 per cento), l’unico però il cui livello di conoscenza cresce in modo significativo tra i soli Millennials, passando dal 12 al 30 per cento. I servizi più conosciuti, invece, sono i pagamenti in mobilità (45 per cento) e il crowdfunding (39 per cento).

Con riferimento all'intelligenza artificiale, il suo ingresso nel settore finanziario inizia ad essere una realtà tangibile con almeno 50 chatbot di istituti finanziari e oltre 110 forme di Robo advisoring censiti a livello internazionale. L’analisi sull'offerta di servizi di Robo Advisor tra le banche retail italiane mostra però che ci si trova ancora agli albori di questo mercato: sono pochi i casi e alcune piccole banche si appoggiano a servizi offerti da attori terzi, anche se alcuni degli istituti intervistati stanno lavorando al lancio di un proprio Robo Advisor nel 2018.

Procede intanto l’avanzata delle Startup Fintech. Nel periodo 2014-2017 a livello globale 730 startup Fintech hanno raccolto finanziamenti per 25,7 miliardi di dollari. Sebbene queste nuove imprese raccolgano sicuramente ingenti capitali, raramente riescono a conquistare grandi quote di mercato: «Le Fintech, almeno finora, non hanno portato ad una chiara disruption di componenti del mercato o sono riuscite ad imporsi su un servizio o un segmento dell’intermediazione finanziaria. Quello che però spesso è rilevante considerare è la principale impronta che lasciano queste aziende, costituita dalle nuove direzioni e frontiere che aprono, dai nuovi modi di operare e dalle nuove competenze che possono essere di stimolo e di supporto per gli attori tradizionali e per i propri processi di cambiamento. In sintesi, le Fintech possono essere fonte di innovazione per gli incumbent», commenta Marco Giorgino, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Fintech & Digital Finance.