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Unicredit festeggia, tutto esaurito l'aumento di capitale

Il mercato dà fiducia all'ad Mustier. Sottoscritto il 99,8 per cento dei 13 miliardi richiesti dalla banca.

di Redazione |

Un successo annunciato ma non scontato. L’aumento di capitale monstre da 13 miliardi di Unicredit, la cifra più alta mai chiesta a Piazza Affari, ha fatto praticamente il tutto esaurito. Al termine, ieri, del periodo di sottoscrizione, il mercato aveva sottoscritto 1.603.055.740 nuove azioni Unicredit per un controvalore complessivo pari a 12,968 miliardi. I diritti non esercitati, pari a un controvalore complessivo di 30,912 milioni di euro, saranno offerti in Borsa da lunedì 27 febbraio fino al 6 marzo, salvo chiusura anticipata dell'offerta in caso di vendita integrale dei diritti.

Il risultato ha dato ragione al CEO del gruppo, Jean Pierre Mustier, che è sempre apparso fiducioso sul buon esito dell'operazione. D’altronde il titolo aveva tenuto durante il periodo di offerta facendo pensare a un finale positivo. Inoltre diversi fondi erano entrati nel capitale della banca da mesi proprio per assicurarsi i diritti dell’aumento di capitale che era nell’aria.  

Il piano di rilancio e di pulizia dei conti presentato a Londra lo scorso dicembre da Mustier ha evidentemente convinto gli investitori. Che hanno dato fiducia alla banca e al suo management, cosa che non era invece avvenuta in occasione dell’aumento di capitale di MPS. L’intervento dei fondi di investimento è stato fondamentale e i due maggiori azionisti di Unicredit - il fondo americano Capital Research (6,7 per cento) e il fondo arabo Abu Dhabi Aabar (5,04 per cento) - hanno sottoscritto per intero le loro quote.

Unicredit e la Borsa tirano un sospiro di sollievo. L’aumento di capitale rappresenta il primo e più importante step verso il rafforzamento patrimoniale della banca di piazza Gae Aulenti dopo che nello scorso esercizio era già stato avviato un piano di maxi-svalutazioni e di cessione delle sofferenze per ripulire i conti e poter ripartire su basi strutturali più solide. Un piano che aveva portato a chiudere il 2016 con una maxi-perdita di 11,8 miliardi. 

Il peggio dunque è passato ma restano ancora alcuni nodi come quello della governance: l’aumento di capitale ha diluito la partecipazione detenuta dalle Fondazioni e questo potrebbe portare a nuovi equilibri all’interno del consiglio di amministrazione, un cda che sembra ormai espressione di un’epoca conclusa.

Il buon fine dell’operazione rappresenta anche un “segnale positivo per tutto il sistema bancario italiano" come ha affermato Gianmaria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, l'altra grande banca italiana: "Credo – ha aggiunto - che questa operazione dimostri che le banche italiane funzionano se gestite correttamente, con obiettivi condivisibili per gli investitori