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La frenata cinese spaventa il luxury

La Cina assorbe un terzo del beni di lusso a livello globale ed è uno dei principali driver del settore. Che soffre in borsa.  

di Redazione |

Seduta difficile per i titoli del lusso in borsa con perdite fino a quasi il 3 per cento per LVMH a fronte del calo dello 0,7 per cento dell’indice Stoxx 600. A preoccupare sono le notizie in arrivo dalla Cina, uno dei mercati di sbocco più importanti per il settore, considerato uno dei tre pilastri per lo sviluppo del luxury nei prossimi anni (insieme a giovani e online) e attualmente alle prese con un rallentamento economico più pesante del previsto.

Nel 2018, per la prima volta negli ultimi trenta anni, è diminuito l’acquisto di vetture. A dicembre invece le esportazioni sono calate, rispetto a un anno prima, del 4,4 per cento, più delle attese, contro una crescita in novembre del 3,9 per cento. In particolare, a causa dei dazi Usa, l’export verso gli Stati Uniti ha segnato una flessione del 3,5 per cento (+9,8 per cento a novembre).

Il 2019 potrebbe però non essere del tutto negativo per il segmento luxury. Circa la metà dei consumatori cinesi afferma di avere in programma nei prossimi dodici mesi di spendere in beni di lusso più di quanto speso nel 2018. Lo dice un recente sondaggio condotto dalla società di ricerche CSG e dall’agenzia di pubbliche relazioni Ruder Finn tra quasi 1.400 consumatori, da cui è emerso che il 46 per cento degli intervistati in Cina e il 32 per cento a Hong Kong hanno intenzione quest’anno di aumentare la spesa in articoli di lusso. 

Dal sondaggio, condotto tra il 30 novembre e l'11 dicembre, è emerso anche che l'acquirente medio cinese ha speso in beni di lusso più di 35.000 dollari l’anno scorso. 

I big del lusso possono dunque tirare un sospiro di sollievo, pur mantenendo alta la guardia. Le preoccupazioni erano già salite alle stelle dopo che Apple a inizio anno aveva abbassato le stime sul fatturato del trimestre ottobre-dicembre a causa di un rallentamento superiore alle attese delle vendite di iPhone sul mercato cinese. C’è chi teme che dopo il gruppo di Tim Cook sia LVMH a dover fare i conti con acquisti (e ricavi) inferiori alle attese in Cina.