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Moda e Design

Moncler come Lvmh

La società guidata da Remo Ruffini ha le carte in regola per diventare una holding italiana del lusso rilevando brand in difficoltà.  

di Redazione |

Remo Ruffini come Bernard Arnault. Ossia trasformare Moncler in una sorta LVMH italiana rilevando brand del made in Italy che necessitano di un rilancio. E’ l’ipotesi avanzata da Reuters in un articolo ripreso da alcuni siti internet di moda. Il punto di partenza è la bravura mostrata da Ruffini nel rilevare nel 2003 un marchio un po' appannato come Moncler e trasformarlo in una redditizia storia di successo.

«Certo c'è ancora molta strada da fare per arrivare dai 7,5 miliardi di capitalizzazione attuali ai 130 miliardi di Lvmh, ma se avesse voglia di creare il primo polo di aggregazione del lusso italiano sarebbe il momento buono. Il settore in Italia è frammentato e le valutazioni sono basse: 25 volte gli utili attesi contro una media su cinque anni di 28 volte, secondo i dati Refinitiv. Tod's registra un calo delle vendite dal 2014 e anche Salvatore Ferragamo combatte per sostenere i ricavi, con le frequenti voci di possibili passaggi di mano rinfocolate dalla recente scomparsa della matriarca Wanda Ferragamo. Anche gruppi non quotati come Furla potrebbero finire in vendita» si legge nell’articolo.

D’altronde Moncler continua ad andare bene. Gli analisti hanno di recente promosso il titolo e la crescita continua. Dopo l’aumento del 15 per cento dei ricavi ne 2017, è atteso anche nel 2018 un aumento analogo. Ed è stato molto bravo anche a lavorare sulla redditività, visto che Moncler può vantare un ebitda margin del 35 per cento, secondo nel settore del lusso solo a quello di Hermes.

Un successo che gli è stato riconosciuto anche da piazza Affari, dove il titolo ha debuttato nel 2013 ad un prezzo che è meno della metà di quello attuale. Un raddoppio delle quotazioni dall’Ipo che anche in questo caso condivide con il noto brand francese, oltre che con Brunello Cucinelli. Di tutto rispetto anche la performance borsistica dell’anno scorso, con le azioni salite di quasi il 10 per cento, a fronte di un calo dell'Ftse Mib del 17 per cento.  

«Ruffini inoltre non è estraneo all'M&A. In ottobre il veicolo della famiglia Archive ha comprato il 49% del piccolo brand italiano di moda Attico. Lvmh e Kering, così come Richemont, beneficiano delle loro economie di scala e della diversificazione. Anche se i piumini, prodotto di punta di Moncler, sono ora di moda, espandersi nella pelletteria o negli orologi potrebbe essere un riparo dalla volubilità dei gusti. Se Ruffini riuscisse a superare antiche rivalità e a coinvolgere le seconde generazioni, potenzialmente venditrici, la strada per diventare l'Arnault italiano sarebbe sua», conclude l’articolo.