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Moda e Design

Il tessile ancora sotto i livelli pre-crisi

Cala la domanda interna di abbigliamento, mentre corre quella estera. Al comparto serve più innovazione. 

di Redazione |

Con un fatturato di oltre 78 miliardi di euro, di cui circa 51 miliardi derivante dall’export, e circa 500 mila occupati (cresciuti dello 0,3 per cento nel corso del 2017), l’industria della moda è il secondo settore manifatturiero in Italia dopo le attività metallurgiche. Si conferma dunque come uno dei pilastri dell’economia nazionale e può contare su circa 82mila imprese attive, di cui il 56 per cento (45.882 imprese) nell’abbigliamento, il 25 per cento (20.559 imprese) nella pelletteria e il 19 per cento (15.493 imprese) nel tessile.

E’ quanto emerge dal CRIBIS Industry Monitor, l’osservatorio sul settore moda realizzato da CRIF in partnership con CRIF Ratings, agenzia di rating del credito del Gruppo CRIF, e la società di ricerca Nomisma, che punta i fari in particolare sul comparto tessile italiano.   

Con circa 17mila addetti che generano un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro (di cui oltre 10 miliardi generati fuori dall’Italia), il tessile è la colonna portante del made in Italy, di cui rappresenta il 27 per cento del fatturato totale e il 20 per cento dell’export. Inoltre, grazie alla sua radicata tradizione produttiva e all’alta specializzazione lungo tutta la filiera, l’industria tessile italiana è la più performante d’Europa con ben 59mila euro per addetto.

Alcuni distretti hanno conquistato una fama mondiale, ad esempio quello di Biella in Piemonte, di Prato in Toscana e quello veronese in Veneto. Anche se l’Italia resta un Paese leader a livello mondiale nella produzione tessile, che l'anno scorso è cresciuta dell'8 per cento, negli ultimi anni la crisi ha colpito duramente il settore, causando una perdita pari a 3,5 miliardi di valore in produzione, che equivalgono a 4 mila imprese e 40 mila addetti in meno. E lasciando il comparto ancora sotto i livelli precrisi in termini di occupati e valore aggiunto.

La spesa destinata al settore moda è infatti in continua flessione: se negli ultimi 10 anni la spesa complessiva è aumentata dell’8 per cento, quella domestica destinata all’abbigliamento è calata dello 0,76 per cento. Il 40 per cento degli italiani ha ridotto la quantità di abbigliamento e calzature acquistate per ragioni legate sia ai nuovi trend di consumo sia alle tematiche ambientali. La domanda di prodotti tessili e di abbigliamento continua invece ad aumentare nei Paesi Asiatici e in Sud America, in Europa e nei paesi del Nord America si ricercano sempre più prodotti a contenuto tecnologico (i cosiddetti “tessuti intelligenti”) e biologici.

All'estero il tessile italiano gioca un ruolo importante. L’Italia è infatti un esportatore netto di prodotti tessili con un export che nel 2017 è stato pari a oltre 10 miliardi a fronte di un valore delle importazioni di circa 6,9 miliardi. Il primo mercato di sbocco è l’Europa, con il 77 per cento dei volumi, con in testa la Germania. Negli ultimi dieci anni l’aumento delle esportazioni è stato accompagnato da un pari aumento delle importazioni. Al primo posto tra i paesi fornitori per l’Italia c’è la Cina che, da sola, rappresenta il 23 per cento del totale delle importazioni, sia in volume che in valore.

La chiave del successo per le imprese che hanno resistito e superato la crisi è stata l’innovazione di processo, attraverso l’industria meccano-tessile, e di prodotto con l’obiettivo di migliorare le prestazioni dei tessuti e aumentarne il potenziale tecnologico. Ma molto resta ancora da fare. Di tutte le imprese tessili attive sul territorio nazionale, quelle impegnate in attività di innovazione sono l’8 per cento, investendo in media circa il 2 per cento del proprio fatturato per questo scopo. Guardando più in generale all’industria della moda, il settore sembra andare ancora più a rilento: solo il 6 per cento delle imprese attive fa innovazione, con un investimento di appena l’1,8 per cento del proprio fatturato. 

Troppo poco, viene da pensare, per spravvivere in un ambiente competitivo e in rapido cambiamento come quello della moda e del lusso.