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Schiarita per i big Usa della moda

Dopo due anni di contrazione, gli utili dovrebbero risalire grazie soprattutto alla Cina, spiega Moody's. Che vede un forte pericolo nei dazi di Trump.

di Redazione |

Fino a un paio di anni fa, si muovevano in acque tempestose. Ora i big americani delle catene di abbigliamento e del footwear stanno tornando a crescere. Sono riusciti a smaltire le scorte di magazzino e hanno fatto retromarcia sulle politiche di forti sconti che avevano ridotto la loro capacità di generare profitti.

Un recente studio di Moody’s indica all’orizzonte un futuro più roseo. Aggregando i conti di 26 protagonisti americani del settore – tra cui Nike, Levi’s, Under Armour, Ralph Lauren, PVH (Calvin Klein e Tommy Hilfiger), ecc… -  ha rilevato che dopo due anni di contrazione dell'utile operativo, in calo del 3,2 per cento nel 2016 e del 2,4 per cento nel 2017, per il 2018 è atteso un incremento tra il 3 e il 5 per cento e il prossimo anno la crescita sarà a ritmo ancora più sostenuto, tra il 4 e il 6 per cento.

Diverse le ragioni indicate dagli analisti, come riporta il sito Quartz. Le società hanno imparato come tenere sotto controllo le scorte. Allo stesso tempo le vendite internazionali stanno incominciando a crescere, grazie anche al dollaro debole che rende i prodotti più convenienti oltre oceano.

Il miglioramento rispetto al passato c’è, ma il settore resta ancora al di sotto delle aspettative, precisa Moody’s, che indica per il comparto un outlook stabile. Resta infatti la tendenza del settore a ricorrere ancora a sconti, almeno fino a quando la competizione non diventerà un po’ meno aspra. E molti brand tenderanno a reinvestire gli utili per sostenere la crescita, specie sui mercati internazionali.
 
D’altronde, sottolinea Moody’s, i mercati emergenti, e la Cina in particolare, continueranno a essere un’importante fonte di crescita per i brand americani. Non solo a causa della loro crescita economica sostenuta, ma anche perché i brand americani hanno una scarsa penetrazione in quei paesi e godono quindi di un ampio margine di incremento. Un esempio viene da Nike, che vede le vendite diminuire in America ma in netta crescita sui mercati esteri, specie in Cina.

Ovviamente i dazi di Trump potrebbero mettere in discussione e sovvertire questo scenario, avverte ancora Moody’s, sottolineando che in questo caso sarebbe costretta a rivedere l’outlook. Che potrebbe comunque essere messo in pericolo anche da un aumento del prezzo del cotone o da un apprezzamento del dollaro.