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Moda senza pellicce

Versace e Furla allungano la lista delle maison che propongono collezioni fur free. Ma siamo sicuri che sia la scelta più rispettosa per l'ambiente?

di Redazione |

Versace e Furla vanno a allungare la lista dei brand di moda che hanno deciso di escludere l’impiego di pellicce naturali dalle loro collezioni. Qualche mese fa aveva fatto clamore l’analogo annuncio di Gucci, a cui era seguita l’esultanza delle associazioni a difesa degli animali. In passato si sono già mossi sullo stesso sentiero Armani, Hugo Boss, Stella McCartney, Yoox Net-a-Porter e altri ancora.

Con la messa la bando delle pellicce naturali, le principali maison intendono assecondare la sensibilità di quanti hanno deciso già da tempo di anteporre il rispetto per gli animali e per la natura alla loro vanità personale. Si tratta dunque di una precisa scelta ambientalista da parte dei big della moda, attuata nel nome di una maggiore consapevolezza verso le tematiche ambientali e lo sviluppo sostenibile.

Non tutti sono però d’accordo con questa visione. Scendono in campo i produttori di pellicce che ribaltano la situazione e puntano a loro volta il dito contro le cosiddette eco pellicce, ossia quelle pellicce sintetiche prodotte con la plastica, la stessa plastica che inquina gli oceani causando la morte dell'eco sistema e che il mondo intero chiede di sostituire con un prodotto alternativo e naturale, scrivono in una nota.

«Abbiamo tutti la responsabilità di proteggere i nostri oceani e l'ambiente dalla plastica. Nel mondo della moda usare materiali naturali come la pelliccia è un modo per salvaguardarli. La pelliccia è biodegradabile e dura per generazioni a differenza della pelliccia sintetica che ha una base chimica e finisce per danneggiare l'ambiente», sottolinea Mark Oaten, CEO dell'International Fur Federation, precisando inoltre che «la pelliccia naturale proviene da allevamenti altamente regolamentati o dall'ambiente selvatico come parte della gestione di conservazione. Credo davvero che la pelliccia naturale sia la scelta responsabile per designer e consumatori».

In merito a quest’ultimo punto, l’associazione assicura che in tempi brevi – ossia entro il 2020, ma il cammino è già stato intrapreso e in Italia è stato compiuto per il 90 per cento - le aste ufficiali nelle quali vengono vendute nel mondo le pelli di pellicceria proporranno esclusivamente pelli provenienti da allevamenti controllati da certificatori e veterinari indipendenti ed esterni al mondo della produzione.

Insomma, per il mondo della moda si apre un dilemma. Che non potrà essere ignorato specie in un momento in cui le Nazioni Unite stanno prendendo una posizione sempre più netta contro una moda veloce la quale, con le sue 52 micro-stagioni all'anno, si posiziona come la seconda industria al mondo per il consumo di acqua, capace di produrre il 20 per cento del totale della acque di scarico e il 10 per cento delle emissioni globali.

Messa in questi termini, la pelliccia naturale, sottolinea l'Internatinal Fur Federation, è la scelta più responsabile: è un materiale sostenibile con un minor impatto ambientale rispetto alla pelliccia sintetica; il settore della pellicceria naturale è altamente regolato e ruota attorno alla sostenibilità; e dà lavoro a migliaia di persone, da chi gestisce gli allevamenti ai designer che lavorano le pelli.