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Borsa, lusso troppo caro

Lo dicono gli esperti di Morningstar. Che per il settore prevedono una cresciita del 4 per cento nei prossimi 10 anni guidata dal mercato cinese.  

di Redazione |

"Il lusso non va più di moda. Le aziende nell’industria dell’abbigliamento e degli accessori di alta gamma sono alle prese con problemi strutturali e sono scambiate a prezzi di mercato elevati". Così gli esperti di Morningstar mettono in guardia sul settore dichiarando di preferire brand più accessibili. 

Lusso in affanno - La prima problematica è legata al rallentamento della crescita. Negli ultimi cinque anni, i grandi marchi del lusso hanno finanziato piani di espansione internazionale per catturare l’aumento della domanda nei paesi emergenti. L’aumento delle vendite in queste regioni ha dato una forte spinta ai ricavi dell'industria dal 2012, ma negli ultimi tempi il ritmo è rallentato lasciando molti operatori del settore alle prese con un eccesso di capacità produttiva e margini di profitto in contrazione.

Questo ha generato un secondo problema, poiché la concorrenza si è fatta più alta sui mercati sviluppati rendendo sempre più alto il rischio legato all’esecuzione dei prodotti e ai gusti dei consumatori (fashion risk). Cosa che ha creato una maggiore eterogeneità nei risultati delle firme del lusso.

Sullo sfondo ci sono poi cambiamenti strutturali come quelli rappresentati dalla crescita dell’e-commerce. Battezzata come una risorsa che avrebbe permesso alle aziende di risparmiare sulle spese legate alla struttura di vendita (costo del personale e di gestione dei negozi), il segmento online ha ridotto in maniera significativa le barriere all’ingresso di nuovi competitor.

Prospettive di crescita - Le prospettive future - spiegano gli esperti - sono comunque legate allo sviluppo del mercato del Dragone: «Ci aspettiamo che l’industria del lusso cresca a un ritmo del 4 per cento nei prossimi dieci anni e che il principale driver all’espansione delle vendite sia la domanda dei consumatori cinesi (+6,6 per cento medio)», dice Jelena Sokolova di Morningstar. «Le stime indicano che, in questo periodo, il numero di famiglie abbienti in Cina raddoppierà per effetto dell’aumento dell’occupazione e dei salari, nonostante si sia ancora lontani da un pieno sviluppo della classe media».

In base alle valutazioni degli analisti, Richemont e Swatch sono le società, tra quelle coperte dalla ricerca Morningstar, che hanno la maggiore esposizione al Paese asiatico (rispettivamente 40 e 50 per cento del fatturato complessivo), Tiffany ed Hermès sono destinate a crescere ai ritmi più alti grazie all’allargamento della loro rete di negozi, mentre Burberry è il brand che nel futuro dipenderà maggiormente dai consumatori cinesi (69 per cento dei ricavi).

Le valutazioni di mercato - «I numeri delle ultime trimestrali hanno evidenziato la risalita delle vendite e un miglioramento dell’efficienza produttiva e questo ha alimentato la fiducia degli investitori nel settore luxury. Al momento - sottolinea però Morningstar - il comparto è scambiato mediamente con un premio dell’11 per cento rispetto al nostro fair value, per questo crediamo sia meglio mantenere un atteggiamento prudente in attesa di prezzi più convenienti».