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La moda vale il 4 per cento del Pil

Il giro d'affari delle società italiane supera i 66 miliardi. Valentino e Moncler le griffe più dinamiche.

di Redazione |

Una fotografia dell’ufficio studi di Mediobanca fa il punto sul settore italiano della moda nel 2016 e nel quinquennio dal 2012 mettendo inoltre a confronto i 15 maggiori gruppi italiani con le prime 15 maison francesi. Ne emerge il profilo di un settore in crescita, grazie soprattutto all’export, e in salute, potendo contare su pochi debiti e molta liquidità. Rispetto ai rivali d’Oltralpe, però, la moda italiana resta ancora di dimensioni modeste con LVMH che fattura più dei 15 maggiori gruppi italiani.

2016, ANNO IN CRESCITA - Nel 2016 il giro d’affari delle 146 Aziende Moda Italia (con fatturato superiore ai 100 milioni) si è attestato a 66,1 miliardi (+25,8 per cento sul 2012 e +4,6 per cento sul 2015), pari al 4 per cento del Pil. Il fatturato estero, oltre a essere molto rilevante (64,4 per cento del totale), è anche quello con la maggiore crescita (+24,7 per cento sul 2012).

Passando alla redditività, le Aziende Moda Italia manifattura (esclusa la distribuzione) hanno cumulato nel periodo 2012- 2016 quasi 15 miliardi di profitti netti, di cui 3,4 miliardi nel 2016, pur registrando una continua erosione dei margini industriali, con l’ebit margin che si è attestato al 9,6 per cento nel 2016, dal 10,9 per cento del 2012. 

I 15 BIG ITALIANI - I 15 maggiori Gruppi italiani Moda Italia - Luxottica, Prada, Armani, Calzedonia, Otb (Diesel), Max Mara, Ferragamo, D&G, Safilo, Zegna, Valentino, Benetton Spa, Lir (Geox), Tod's - hanno un peso sempre più importante: valgono il 53 per cento del fatturato aggregato delle Aziende Moda Italia manifattura, il 67 per cento degli utili e il 63 per cento della forza lavoro. Nel 2016 hanno realizzato un giro d’affari pari a 30,3 miliardi (+0,3 per cento) con le esportazioni che - oltre ad aver un peso più rilevante - hanno anche registrato le migliori performance, soprattutto a livello extra-europeo (+24,5 per cento sul 2012).

Al primo posto per fatturato si conferma Luxottica con 9,1 miliardi, quasi tre volte più grande di Prada (seconda con 3,2 miliardi). Ma a crescere maggiormente nel periodo 2012-2016 sono stati Valentino (+155,6 per cento), Moncler (+66,8 per cento) e Calzedonia (+41,6 per cento).


UN CONFRONTO CON I 15 BIG FRANCESI – Nel complesso, le 15 principali maison francesi - LVMH, Kering, Essilor, Chanel, Hermès, Novartex, Etam Developpement, Kiabi Europe, Vetir (Eram), Damartex, Celio, ID Valeurs (Okaidi e Jacadi), Orchestra Premaman, Chargeurs - hanno realizzato nel 2016 un fatturato di 76,9 miliardi (+3,7 per cento) più che doppio rispetto ai 30,3 miliardi delle italiane. Con i suoi 37,6 miliardi di giro d’affari, LVMH ha generato più ricavi di tutte le 15 maggiori aziende italiane del settore moda.

Oltre a essere più grandi, le griffe francesi crescono anche più in fretta. Dal 2012 al 2016 i ricavi delle big d’oltralpe sono aumentati maggiormente (+24,4 per cento) rispetto alle italiane (+18,6 per cento). E sono anche più redditizie: l’ebit margin nel 2016 delle Top15 Francia è stato del 17,2 per cento (con Hermès in cima con un 32,6 per cento) contro il nostro 11,6 per cento. Tuttavia, le italiane sono più solide (debiti finanziari pari al 22,7 per cento dei mezzi propri contro il 35,5 per cento delle francesi) e soprattutto sono molto più liquide (120 per cento di liquidità sull’indebitamento contro il 51,2 per cento).


IL LUSSO MONDIALE –
Nel 2017 l’industria della moda mondiale dovrebbe raggiungere un giro d’affari di 262 miliardi di euro, in aumento del 5 per cento rispetto all’anno precedente. Nel 2016, infatti, il giro d’affari mondiale dei beni di lusso è ammontato a circa 250 miliardi (dati Bain & C. Fondazione Altagamma), con un calo dello 0,4 rispetto al 2015 ma con una crescita del 17,9 per cento rispetto al 2012. Pelletteria (+2,7 per cento a 75 miliardi di fatturato) e cosmesi-profumeria (+6 per cento a 53 miliardi) sono stati i settori più dinamici mentre hanno perso d’interesse abbigliamento (-3,3 per cento a 58 miliardi) e gioielleria (-5,2 per cento a 55 miliardi).  

Ma chi sono i principali acquirenti di beni di lusso? Al primo posto ci sono i cinesi, con una spesa nel 2016 di 75 miliardi (pari al 30 per cento dei ricavi totali), seguiti dagli americani con 58 miliardi (23 per cento) e dagli europei con 45 miliardi (18 per cento). Oltre la metà dei beni di lusso è ancora acquistata presso negozi monomarca (30 per cento) e boutiques specializzate (22 per cento), ma è l’online a crescere più velocemente: un giro d’affari che vale 18 miliardi e nel 2017 dovrebbe essere salito di un ulteriore 24 per cento. Bene anche lo shopping turistico con l’Europa in testa: circa l’84 per cento delle vendite tax-free è concentrato in soli cinque Paesi: Francia (22 per cento), Regno Unito (20 per cento), Italia (16 per cento), Germania (15 per cento) e Spagna (11 per cento). In Italia i top spender sono cinesi, russi, americani e coreani.