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Lo Streetwear seduce la finanza

Non c'è solo Blackrock, appena salito al 6,1 per cento in Nike. Nel mirino dei fondi anche Supreme, Huf e A-Cold-Wall. 

di Redazione |

Blackrock, il gigante mondiale dei fondi d'investimenti con un attivo di oltre 6 miliardi di dollari, ha aumentato al 6,1 per cento la propria partecipazione in Nike. Era già uno dei cinque maggiori azionisti del maggiore gruppo al mondo di abbigliamento sportivo, ma ha voluto salire ancora. Una scommessa forte sul gruppo e sul settore, quasi un atto di fiducia sulle future potenzialità di espansione.

Con 79.221.723 azioni Nike in portafoglio, Blackrock si pone alle spalle di Vanguard, altro player mondiale degli investimenti, che possiede 98.126.022 azioni del gruppo sportivo, pari all’8 per cento, e davanti a Phil Knight, cofondatore di Nike, che con 23.368.542 azioni si colloca tra i primi dieci azionisti con una quota di capitale dell’1,78 per cento.
 
Nonostante dati non particolarmente brillanti, specie sul mercato interno dove è stata superata dalla rivale Adidas, il gruppo guidato da Mark Parker continua a crescere. Aumentano però i competitor in un segmento di mercato che gode di buona salute e che ha di recente attratto molti brand, sia del lusso che del fast fashion. La scommessa è che Nike riesca a mantenere la supremazia nel lungo periodo.

Il primo trimestre dell’esercizio 2017-2018 (chiuso lo scorso 31 agosto) è terminato con ricavi invariati poco sopra i 9 miliardi di dollari. Meglio è andata nel secondo trimestre (chiuso il 30 novembre) che ha visto i ricavi salire del 5 per cento a 8,85 miliardi rispetto all’analogo periodo 2016, a fronte però di un utile netto sceso del 9 per cento a 767 milioni. Nei primi sei mesi, i ricavi appaiono in aumento del 2 per cento a 17,62 miliardi di dollari mentre l’utile netto è in calo del 18 per cento a 1,7 miliardi.  

Gli analisti restano fiduciosi. Il secondo semestre dovrebbe andare meglio e poi il 2018 è l'anno dei mondiali di calcio, un esercizio quindi che dovrebbe portare maggiore visibilità e maggiore business. Il vero problema sembra essere un altro. Per un gigante delle dimensioni di Nike diventa sempre più difficile far crescere i ricavi in un settore sempre più competitivo e maturo. Per farlo, il gruppo deve investire in nuovi prodotti, in nuovi canali di distribuzione e in marketing mettendo i costi sotto pressione. Spinto da giudizi positivi di alcuni broker, il titolo in borsa ha toccato lo scorso 31 gennaio il massimo storico di 68,83 dollari, uscendo poi abbastanza indenne dalla turbolenza di Wall Street dell’ultima settimana: venerdì il titolo ha chiuso a 65,49 dollari con un guadagno del 4,8 per cento.

Blackrock non è l’unico big della finanza a strizzare l’occhio all’abbigliamento sportivo e allo streetwear. Ha fatto notizia lo scorso ottobre l’ingresso del fondo di private equity Carlyle in Supreme. Cifre ufficiali non sono state comunicate ma pare che il fondo abbia rilevato una quota dal 50 per cento sborsando 500 milioni di dollari. «Siamo un brand in crescita e per sostenere la nostra espansione abbiamo scelto di lavorare con Carlyle. Ciò ci permette di concentrarci su quello che sappiamo fare meglio mantenendo il controllo del nostro gruppo» aveva allora dichiarato il fondatore di Supreme, James Jebba.

Carlyle ha aperto la strada. E’ stato il primo fondo finanziario ad aver creduto nelle potenzialità di un brand nato per vestire gli skater newyorkesi e poi diventato via via sempre più internazionale e raffinato fino alla partnership con LVMH. Come si addice a un fondo di private equity, l'obiettivo è supportare la crescita di Supreme per i prossimi 3-5 anni e poi uscire, o accompagnando il gruppo in Borsa, o cedendo la propria quota a un nuovo compratore, che potrebbe addirittura essere la stessa LVMH considerando il successo della collaborazione con Supreme.  

A novembre anche un altro brand dell streetwear, Huf, ha suscitato l’interesse del mondo della finanza: il fondo giapponese TSI Holdings ha rilevato il 90 per cento del gruppo con un esborso di 63 milioni di dollari. Anche sull’altra sponda dell’Atlantico è successo qualcosa di simile. Il gruppo Tomorrow London Holdings ha infatti rilevato una quota di minoranza nella giovane società di streetwear A-Cold-Wall, fondata nel 2015 da Samuel Ross, oggi un brand di successo che fattura 1,3 milioni di sterline e che ha al suo attivo anche collaborazioni con Nike.