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L'export sostiene il menswear

Mentre a Pitti e a Milano vanno in scena i look della prossima stagione invernale, il settore traccia un bilancio positivo del 2017.  

di Redazione |

La moda maschile italiana rialza la testa. Secondo i dati ancora provvisori resi noti da SMI-Sistema Moda Italia, nel 2017 ha registrato una crescita del 2,1 per cento fino a sfiorare i 9,2 miliardi di euro di giro d’affari, di cui il 65 per cento generato all’estero.

Anche l’anno scorso infatti a fare da traino al menswear nostrano è stato soprattutto l’export, in aumento ininterrotto dal 2010, e le stime indicano un’ulteriore crescita del 3 per cento per l’anno appena iniziato.

Con un +17,1 per cento, Cina e Corea del Sud sono stati i paesi dove nel 2017 le esportazioni della moda maschile italiana hanno segnato i maggiori incrementi. Bene anche la Russia (+16,3 per cento) mentre ha segnato una contrazione la domanda proveniente da Stati Uniti (-4,3 per cento) e Giappone (-2,1 per cento). Nel complesso, l’export verso l’area Ue è cresciuto del 3,6 per cento e del 3,4 per cento nei paesi extra-Ue, compensando il calo del 2,8 per cento registrato sul mercato interno, un dato ancora peggiore rispetto alla flessione dell’1,6 per cento vista nel 2016.

Grazie dunque all’export, il menswear italiano si conferma un settore sempre più importante con un peso del 27 per cento sul fatturato dell’intero comparto abbigliamento e del 17 per cento in riferimento al fatturato complessivo del tessile e moda.

Un traguardo raggiunto grazie anche al sostegno arrivato dal governo Renzi e proseguito poi con quello guidato da Gentiloni, due esecutivi che hanno saputo ascoltare i bisogni del settore moda, incoraggiandolo a fare sistema e offrendo anche un aiuto concreto attraverso il piano nazionale Imprese 4.0 finalizzato al rilancio del made in Italy.

Forte di questi numeri incoraggianti, il menswear italiano si presenta a Firenze a Pitti Uomo edizione 93 (9-12 gennaio), la più importante manifestazione al mondo di moda maschile con 1.243 marchi (di cui il 45 per cento stranieri) in vetrina che espongono le novità per la stagione invernale 2018-2019. Spostandosi subito dopo in un'altra vetrina altrettanto importante, la Milan Fashion Week (12-15 gennaio), in una sorta di continuum.

I quattro giorni di Pitti e i quattro delle sfilate milanesi si completano in maniera perfetta e sono la strada da seguire in futuro, ha precisato al riguardo Claudio Marenzi, numero uno della neonata Confindustria Moda, nonché presidente di Pitti Immagine, la società che organizza Pitti, ricordando che «i nemici sono fuori dall’Italia».

Il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda - che in passato tanto ha fatto per agevolare le parti coinvolte nel fare sistema e instaurare un clima maggiormente collaborativo tra pubblico e privato attraverso strategie comuni e condivise - ha inoltre confermato il contribuito di 150 milioni anche per il triennio 2018-2020 nell’ambito del piano straordinario governativo per il made in Italy, auspicando inoltre maggiore attenzione verso la formazione di figure professionali sempre più specializzate.