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Borsalino senza futuro

Il tribunale di Alessandria respinge il concordato e dichiara il fallimento. 

di Redazione |

È stato il cappello per antonomasia, senza rivali. Inimitabile segno distintivo a livello mondiale di una certa arte di vivere. Lo hanno indossato attori, mafiosi, manager, ma anche scrittori e politici. Oltre a tante persone comuni. Per loro, portare un vero Borsalino è stato un privilegio e anche un simbolo di potere e carisma.

Ora per la storica società di cappelli nata in Piemonte un secolo e mezze fa è arrivata l’ora del tramonto. Il tribunale di Alessandria ha infatti dichiarato, per la seconda volta a distanza di pochi mesi, il fallimento dell’azienda respigendo la nuova richiesta di concordato preventivo avanzata da Haeres Equita, la società guidata dall’imprenditore svizzero Philippe Camperio a cui i commissari straordinari Stefano Ambrosini e Paola Barisone avevano affittato il ramo d’azienda per la produzione di cappelli. 

Nata nel 1857 in Piemonte, l’azienda è diventata uno dei simboli più rappresentativi del made in Italy. Indossavano un Borsalino Bogart e la Bergman in una delle scene più famose del film Casablanca (nella foto), Al Capone, ma anche Alain Delon e Jea-Paul Belmondo.

Il cappello è un po’ fuori moda, ma Borsalino chiude non mancanza di clientela o per un calo delle vendite ma soprattutto per motivi finanziari. La società non si è infatti più ripresa dopo il coinvolgimento nei guai finanziari dell’imprenditore astigiano Marco Marenco, emersi un paio di anni fa. Il tentativo di Camperio di ammodernare la linea di produzione e concentrare il business sui cappelli, mettendo da parte profumi e pelletteria, non è riuscito a rimettere in sesto le finanze.

La società potrebbe ricorrere in appello contro la decisione del giudice ma se il fallimento fosse definitivamente confermato, la società verrebbe messa all’asta e per i 134 dipendenti si aprirebbe la strada del licenziamento.