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Nike punta a 50 miliardi di dollari

Innovazione e vendite online: così il numero uno dello sportwear conta di dribblare la concorrenza. 

di Redazione |

Nella foto il presidente e Ceo di Nike, Mark Parker, alla presentazione l'anno scorso a New York della scarpa che si allaccia da sola


Nike rivede gli obiettivi di lungo termine. Punta ancora a raggiungere il target di 50 miliardi di dollari di fatturato ma ha posticipato l’obiettivo: dal 2020 al 2022. L’annuncio è arrivato nel corso di un incontro con gli analisti a Portland, in Oregon, un evento molto atteso dopo un paio d'anni in cui il gruppo aveva smesso di presentarsi al cospetto della comunità finanziaria.

Negli ultimi tempi il numero uno al mondo delle vendite di calzature e abbigliamento sportivo ha dovuto subire i contraccolpi della concorrenza. L’avanzata di Adidas - ma anche più di recente di Puma e delle altre griffe che si sono gettate nello sportwear - ha finito con rosicare quote di mercato mettendo in difficoltà i conti del big americano. Dopo anni di crescita a doppia cifra, per i prossimi cinque anni il Ceo di Nike, Mark Parker, ha annunciato che il fatturato segnerà incrementi a un’unica cifra. Di conseguenza si allungano i tempi per raggiungere il target di 50 miliardi di dollari di fatturato in precedenza indicato come obiettivo per il 2020. Una cifra che gli analisti hanno sempre considerato troppo ambiziosa. Nike ha chiuso l’esercizio fiscale 2017 (terminato il 31 maggio) con un fatturato di 34,4 miliardi di dollari, in crescita del 6 per cento (+8 per cento a cambi costanti), a fronte di profitti saliti del 13 per cento a 4,2 miliardi di dollari.

Questa volta la  nuova guidance è stata accolta con ottimismo dal mercato. Il titolo Nike ieri a Wall Street ha chiuso la seduta in crescita di quasi il 3 per cento e oggi è ancora oggetto di acquisti (+2,6 per cento). Da inizio anno la performance è positiva e in progresso del 10 per cento, un risultato però non particolarmente brillante mentre il prezzo resta ancora al di sotto dei massimi storici toccati nel 2015.

In base al nuovo piano strategico, nel prossimo quinquennio a trainare la crescita saranno soprattutto i ricavi oltre confine, che arriveranno a rappresentare il 75 per cento delle vendite e che già oggi sono il vero traino del gruppo. Il mercato domestico è infatti quello dove Nike si trova più in difficoltà e dove fa più fatica a contenere le bordate della concorrenza. Inoltre nei prossimi anni il gruppo conta di dare impulso alle vendite online, sia sul proprio sito sia aprendosi gradualmente anche a altri retailer di e-commerce. Dopo anni di rifiuto, Nike ha cambaito opinione e ha avviato di recente una partnership con Amazon e altre piattaforme (presto approderà anche su WeChat).

Nelle previsioni di Parker, le vendite sul canale online potranno salire di una percentuale tra il 15 e il 30 per cento nei prossimi cinque anni, a fronte di una progressiva scomparsa del canale retail indifferenziato. Gli ambiziosi piani di crescita passano anche attraverso nuove categorie di prodotti e innovazione, da cui i vertici di Nike aspettano di ottenere il 50 per cento della futura crescita dei ricavi. Intanto il gruppo sta investendo con convinzione anche sull’automazione, avviando una nuova fabbrica che consentirà di ridurre fino al 2 per cento l’attuale manodopera, con un’incidenza positiva sui costi e quindi sulla redditività: il gruppo conta nei prossimi anni di far crescere l'utile per azione del 15 per cento l'anno.