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Semestre di transizione per Tod's

Primi sei mesi in line con le attese. Procede il piano di sviluppo che punta su prodotti esclusivi. Anche in termini di distribuzione. 

di Redazione |

Ricavi e utile in frenata per il gruppo Tod’s nei primi sei mesi dell’anno. Ma nessun allarme. «I risultati presentati oggi sono in linea con le nostre attese. L’ottimo feedback del mercato sui prodotti ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta anche se l’esecuzione del nostro piano di sviluppo deve essere più rapida», ha precisato al riguardo Diego Della Valle, presidente e amministratore delegato del gruppo.

«Rimane fondamentale l’obbiettivo di mantenere i prodotti nella fascia più alta della qualità artigianale ed espressione del migliore lifestyle italiano nel mondo. Per questo puntiamo ad avere prodotti sempre più esclusivi e cari, anche se questo ci obbliga ad essere più selettivi nella distribuzione», ha aggiunto Della Valle prevedendo un’evoluzione positiva della gestione: «Stiamo svolgendo un grande lavoro sulla forte visibilità ed innovazione delle collezioni e su un aggressivo modello di consegne dei prodotti, potendo contare su una capacità produttiva in linea con le nuove richieste del mercato. La squadra di uomini che guiderà lo sviluppo dell’azienda nel futuro è in parte già al lavoro e l’organigramma sarà completato in tempi brevi. Tutto ciò ci consente di pensare ad un sensibile miglioramento di fatturato e margini nel futuro».

Nel complesso nella prima metà dell’anno il fatturato consolidato è ammontato a 483 milioni, in calo del 2,9 per cento rispetto al primo semestre 2016. Una flessione che risulta meno marcata nel secondo trimestre, terminato con ricavi per 244,5 milioni, in calo dell’1,4 per cento rispetto all’analogo periodo 2016.

Tornando al semestre, in flessione del 6,1 per cento i ricavi del marchio Tod’s a 265,3 milioni (a causa del settore calzature, categoria che ha una maggiore esposizione al canale wholesale) e del 6,9 per cento quelli del marchio Hogan a 98,7 milioni (a causa delle debolezza del mercato italiano). In crescita invece del 4,1 per cento le vendite di Fay a 25,9 milioni, con buoni risultati in tutte le aree geografiche in cui il marchio è distribuito, e quelle del brand Roger Vivier che ha confermato il trend di crescita a doppia cifra (+11 per cento) con un fatturato salito a 92,6 milioni.

Quanto alla redditività, nel primo semestre l’Ebitda si è attestato a 75,7 milioni (da 86,31 del primo semestre 2016), con un’incidenza sulle vendite del 15,7 per cento. La flessione è da imputare all’aumento dei costi del personale e del costo dell’utilizzo di beni di terzi, entrambi dovuti principalmente alla continua espansione della rete dei DOS (4606 i dipendenti in organico contro i 4531 del 30 giugno 2016). E’ sceso da 61,9 a 52,3 milioni l’Ebit (con un margine sulle vendite del 10,8 per cento) mentre l’utile ante imposte è ammontato a 46,4 milioni. Le imposte sul reddito del periodo sono state pari a 12 milioni, con un tax rate del 25,8 per cento, in deciso miglioramento rispetto al dato dello stesso periodo dell’anno precedente, grazie anche ai benefici fiscali derivanti dal cosiddetto “Patent Box”. L’utile netto, infine, è ammontato a 34,7 milioni (37,4 milioni nel primo semestre 2016), con un margine sulle vendite del 7,2 per cento.

Nei primi sei mesi del 2017, gli investimenti in capitale fisso sono ammontati a 16,4 milioni (18,6 milioni nel primo semestre 2016), indirizzati soprattutto all’espansione ed al rinnovamento della rete dei DOS, all’ammodernamento delle strutture ed attrezzature industriali (incluso l’avvio dei lavori per la realizzazione del nuovo stabilimento di Arquata del Tronto, voluto dal Gruppo come tangibile sostegno al territorio marchigiano, colpito dal terremoto) ed alle attività di sviluppo di software aziendali. La posizione finanziaria netta al 30 giugno 2017 era negativa per 35,5 milioni, valore allineato al saldo di dicembre 2016.