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Meno utili per Salvatore Ferragamo

Il 2017 si conferma un anno di transizione. Tengono i ricavi ma la redditività soffre nei primi sei mesi.  

di Redazione |

Il 2017 si conferma un anno di transizione per il gruppo Salvatore Ferragamo. Il primo semestre è stato archiviato con ricavi pari a 718 milioni, in aumento del 1,1 per cento a tassi di cambio correnti rispetto all’analogo periodo 2016. A cambi costanti la crescita dei ricavi è stata pari a un frazionale 0,1 per cento. Mentre il fatturato ha tenuto, la redditività ha segnato una contrazione ai vari livelli.

L’Ebit è passato da 135 a 105 milioni di euro (-22,6 per cento) con un’incidenza percentuale sui ricavi scesa dal 19,1 al 14,6 per cento. L’Ebitda è passato da 128 milioni a 98 milioni di euro (-23,3 per cento) con un’incidenza percentuale sui ricavi scesa dal 18 al 13,6 per cento. L’utile netto, inclusivo del risultato di terzi negativo per 2 milioni di euro, è ammontato a 76 milioni di euro, segnando un decremento del 15,4 per cento nonostante abbia beneficiato di un Tax Rate del 22,2 per cento, rispetto al 29,4 per cento dello stesso periodo del 2016, dovuto al raggiunto accordo sul Patent Box.

Buone notizie invece sul fronte del patrimonio. La posizione finanziaria netta vede un aumento di liquidità netta di 25 milioni di euro, in miglioramento di 100 milioni rispetto all’indebitamento di 75 milioni del 30 giugno 2016. Il gruppo segnala, in particolare, la significativa generazione di cassa che, nel corso dei primi sei mesi del 2017, ha visto un flusso di cassa operativo pari a 130 milioni di euro, rispetto ai 42 milioni di euro dello stesso periodo del 2016, beneficiando anche dell’effetto del Patent Box.

Il gruppo, si legge nel comunicato, precisa che l’anno in corso si conferma «un periodo di transizione attraverso l’implementazione di interventi e iniziative strategiche di ampio respiro, estese alle principali aree aziendali, e con l’aspettativa di realizzare i benefici conseguenti in un orizzonte temporale più esteso».

Nei primi sei mesi, hanno corso soprattutto le vendite di profumi (+6,7 per cento) mentre le calzature hanno registrato un aumento del giro d’affari dell’1,3 per cento e il comparto borse e accessori in pelle dello 0,7 per cento. In netta crescita le vendite sul canale retail che ha registrato un +4,7 per cento (+4 per cento a tassi di cambio costanti), con un andamento sostanzialmente stabile (-0,2%) a tassi e perimetro costanti (like-for-like), rispetto allo stesso periodo del 2016. Debole invece il canale wholesale, penalizzato in particolare dal destocking in attesa delle nuove collezioni e dalle tensioni in Corea del Sud, con un calo dei ricavi del 4,7 per cento (-6,1 per cento a tassi di cambio costanti).

Dal punto di vista geografico, l’area Asia Pacifico si è riconfermata il primo mercato per il Gruppo con un fatturato in crescita del 6,1 per cento (+4 per cento a tassi di cambio costanti). Bene anche l’area del Centro e Sud America con ricavi in aumento del 7,2 per cento (+9,9 per cento a tassi di cambio costanti). In flessione invece gli affari in Europa, Nord America e Giappone con ribassi del fatturato rispettivamente del 2,4, 2,2 e 3,4 per cento (2,0 - 4,2 - 3,5 per cento a cambi costanti).