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Amazon Fashion prepara la sfida finale

Arriva alla guida Christine Beauchamp. Il gruppo punta a raddoppiare il fatturato e insidiare il primato di Walmart negli Usa e Zalando in Europa.  

di Redazione |

Le ambizioni di Amazon nella moda non sono certo una novità. Dopo aver sponsorizzato la New York Fashion Week e aver dato vita a una serie di private label con cui fare breccia tra i consumatori, il gigante delle vendite online punta a un nuovo super manager per far prendere il primato nel redditizio segmento della moda.

A guidare Amazon Fashion è arrivata Christine Beauchamp (foto sotto) in veste di nuovo presidente. Classe 1970, la manager, che in passato ha lavorato presso The Boston Consulting Group, American Living, Ralph Lauren Corp. e Victoria’s Secret Beauty, va a sostituire Cathy Beaudoin, che ha lasciato a maggio la divisione dopo averla guidata con successo per otto anni.

La moda continua a essere più che mai centrale per il gruppo creato da Jeff Bezos, che oltre alle private label è da poco entrato nel segmento degli abiti da sposa e ha lanciato Alexa, una piattaforma che, grazie all’intelligenza artificiale, consente di ricevere consigli di styling. E che in futuro sarà anche in grado di gestire ordinativi di capi di abbigliamento personalizzati on demand.



Oggi negli Stati Uniti è Walmart a dominare nello shopping online di abbigliamento. Amazon però incalza. Uno studio condotto da Slice Intelligence rivela la società di Seattle ha fatto breccia tra i Millennials: con una quota del 16 per cento delle vendite online di abbigliamento è l’attore dominante in questa fascia di età. Il principale rivale, Nordstrom, ha una quota di appena l’8 per cento, la metà. Secondo alcuni analisti nel complesso Amazon venderà quest''anno abbigliamento per 28 miliardi di dollari, con un aumento del 30 per cento rispetto ai 22 miliardi del 2016. Ma nel 2021, cioè nei prossimi 4 anni, potrebbe raddoppiare tale cifra arrivando a 62 miliardi di dollari.

Il dominio nella moda di Amazon potrebbe arrivare in Europa, andando ad insidiare il primato della tedesca Zalando, il maggior retailer online di abbigliamento. Per questo il gruppo fondato a Berlino nove anni fa si sta preparando a quella che potrebbe essere la sua sfida decisiva: mantenere il primato in Europa e impedire a Amazon di sfondare sul Vecchio Continente.

In un’intervista al Financial Times, il ceo Rubin Ritter si dice abbastanza ottimista. Tra i due siti la sovrapposizione riguarda solo il 20-25 per cento dell’abbigliamento. Per il resto Zalando ha un range di griffe più ampio in quanto riesce a attrarre anche brand di fascia alta. Il posizionamento di Amazon, invece, nonostante i recenti sforzi, resta ancorato in prevalenza alla parte più bassa della gamma.  

Ma le distanze si stanno accorciando. Ad esempio, secondo Euromonitor, Amazon ha in Europa nel settore delle calzature una quota di mercato del 5,9 per cento, non poi così distante dal 7,4 per cento detenuto da Zalando. L’anno scorso il gruppo americano ha aggiunto ben 350 nuovi brand nel suo store sul Vecchio Continente consentendo agli abbonati al servizio Prime di ricevere la merce nel giorno stesso dell’ordine in alcune città.

Per Zalando la sfida si fa dunque impegnativa. La strada scelta per non lasciarsi sopraffare è rendere i brand partecipi della propria strategia di crescita facendoli diventare veri e propri partner. Per questo ha scelto di cambiare pelle e di trasformarsi da negozio online a piattaforma digitale consentendo ai singoli brand di vendere direttamente ai clienti (in questo caso Zalando intercetta una commissione su ogni vendita), una via scelta da 200 dei 2.500 brand che vendono sulla piattoforma.

Il rsultato è un mall online di dimensioni giganteche, precisa Ritter, su cui i brand vorranno esserci in quanto nessuna piattaforma è in grado atttirare un numero così elevato di visitatori come Zalando. Il gruppo tedesco sa anche che per competere con Amazon dovrà migliorare l'efficienza e i servizi per i clienti, specie sul fronte delle consegne. Una strada che ha già iniziato a intraprendere e che potrebbe avere qualche riflesso sui conti. I ricavi crescono sempre a doppia cifra, ma i margini sono un po' sotto pressione: la concorrenza non è mai a costo zero.