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Moda, un anno ricco di alleanze

Nel 2016 le operazioni di M&A sono aumentate del 30 per cento. Italia protagonista, e non solo come preda. 

di Redazione |

Nel 2016 sono tornate a crescere le operazioni di Merger & Acquisition nel settore della moda e del lusso, mettendo fine a tre anni di trend calante. A livello internazionale, sono stati portati a termine 96 accordi, il 30 per cento in più rispetto alle 74 operazioni realizzate nel 2015, ma si tratta di numeri, come sottolinea il rapporto realizzato da Pambianco, ancora lontani dal picco di 114 deal conclusi nel 2012.

Le 96 operazioni che hanno scandito lo scorso anno rappresentano però un segnale positivo, indicano un cambio di rotta e danno la misura di un comparto in pieno fermento, ormai sempre più proiettato verso il rafforzamento dimensionale, da realizzare anche per vie esterne. E dotato delle risorse necessarie per realizzarla. Se negli anni passati l’interesse era rivolto soprattutto a fornitori e aziende produttive a monte, nel 2016 le operazioni coinvolgono soprattutto brand ‘a valle’ di medie dimensioni, con un forte potenziale di crescita.

ITALIA NON SOLO PREDA - Contrariamente a quello che si pensa, l’Italia non è un facile terreno di conquista da parte di gruppi stranieri. Lo dimostra il fatto che l'anno scorso sono state solo 7 le operazioni finalizzate da player stranieri nel nostro paese (pari al 7 per cento del totale). È cresciuta invece la finalizzazione di operazioni all’estero da parte di soggetti italiani, con 12 deal (pari al 13 per cento del totale) conclusi. Rilevante il numero di operazioni tra soggetti italiani, ben 24, pari al 25 per cento del totale, mentre nel complesso più della metà delle operazioni è stato realizzato all’estero (53 operazioni, pari al 55 per cento del totale).   

HOLDING E FONDI: I SOGGETTI PIU’ ATTIVI - A fare shopping nei settori della moda e del lusso sono sempre più spesso operatori finanziari (Fondi di private equity) e Holding come LVMH e Kering: nel loro insieme l’anno scorso hanno realizzato il 40 per cento delle operazioni con 18 deal portati a termine dai primi 21 dalle seconde. Si evidenzia in particolare un cambio di strategia da parte delle Holding. Anziché concentrarsi sull’integrazione a monte attraverso l’acquisizione di aziende produttrici specializzate, da qualche anno hanno cominciato a investire in marchi di prestigio a valle, soprattutto nel settore del lusso. «Dopo aver implementato la filiera a monte l’obiettivo è quello di garantirsi, in ottica di lungo termine, un processo di espansione al fine di essere più competitivi e di acquisire una sempre maggiore fetta di mercato», si legge nel documento di Pambianco. In quest’ottica tra le operazioni più rappresentative nel 2016 sono da segnalare l’acquisizione di Balmain da parte della Holding del lusso Mayhoola (la società del Qatar che ha già rilevato Valentino e Pal Zileri) oltre alla minoranza di Karl Lagerfeld (19 per cento) da parte della Holding americana G-III. Da segnalare nella pelletteria il passaggio di Tumi al gigante della valigeria Samsonite e l’acquisizione di TheBridge da parte di Piquadro.

LO SHOPPING IN ITALIA - Tra le operazioni messe a segno dalle Holding in Italia figurano l’acquisizione del brand di gioielli Buccellati da parte di Gangtai; Curiel da parte di Redstone (Giada) e D’Avenza da parte di Brandamour nell’abbigliamento; l’acquisto di Venini (vetreria di lusso) da parte di D Holding (Gruppo Damiani) ed infine l’acquisto della minoranza di Equibox Holding (Replay, Replay & Sons e We Are Replay) da parte di BelleInternational. Tra le operazioni messe a segno dai Fondi di private equity in Italia si segnalano l’acquisito del 65 per cento del gigante del bambino Artsana (Chicco) da parte di Investindustrial di Andrea Bonomi; nelle calzature, 21 Investimenti ha acquisito Philippe Model mentre il fondo Sator è salito all’85 per cento di Boccaccini, azienda a cui fa capo il brand di calzature e abbigliamento L’Autre Chose; Armonia ha acquisito la maggioranza di Aspesi ed infine Pinarello (biciclette) è stato acquisito da LCatterton.

BRAND PASSATI DI MANO - Tra le operazioni più importanti andate a segno nel 2016: l’acquisizione da parte di WP Lavori in Corso del 80 per cento di Woolrich (nella foto due capi della stagione invernale), il passaggio del 51 per cento di Billionaire a Philipp Plein, la vendita di Fa?onnable a Pepe Jeans London, quella di 7 For all Mankind alla holding israeliana Delta Galil, la cessione di Aeropostal ad Authentic Brands Group ed infine il passaggio della maggioranza della griffe parigina Isabel Marant al fondo francese Montefiore Investment.

E-TAILER E DISTRIBUZIONE IN FERMENTO – Nel 2016 sono continuate le acquisizioni tra società di E-Tailer (retailer online) al fine di creare degli agglomerati di maggiori dimensioni per aumentare le rispettive quote di mercato. Tra le operazioni concluse nel 2016 Privalia e Designers and Friends sono state acquisite da Vente Prive, Jet Com da Wall Mart, Gilt Group da HBC ed infine Saldi Privati è stata acquisita da Showroomprivè. Si sono fatte largo nel panorama delle M&A anche le società di distribuzione e retail, come dimostra l’acquisizione di Stroili e Oro Vivo da parte di Thom Europe e di Go Outdoors e Aspecto da parte di JD Sports. In totale, sono state ben 12 le operazioni finalizzate da questi soggetti.

IN CALO I DEAL NEL DESIGN - Anche nel 2016 è continuato l’interesse nei confronti del Design se pur in numero minore di deal rispetto il 2015. Sono stati 6 i deal conclusi per la maggior parte in Italia: ABM è stata acquisita da Keter Group, ICG (Italian Creation Group) ha aggiunto al proprio portafoglio Toscoquattro e Fontana Arte, mentre IDB (Italian Design Brands) ha acquisito Meridiani. L’americana Januset Cieè stata acquisita da PoltronaFrau.