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Il costume riciclato

In nome di una moda sempre più sostenibile, i big del settore si convertono a tessuti ecologici più resistenti e duraturi. Grazie anche alla tecnologia messa a punto dall'italiana Aquafil. 

di Daniela Braidi |

La moda sostenibile invade anche il mercato dei costumi da bagno. E’ così che un colosso del beachwear come Speedo ha iniziato a commercializzare costumi etici, creati con materiale riciclato. La nuova collezione PowerFlex Eco è interamente realizzata con ECONYL Nylon 6, un materiale ecologico ottenuto dagli scarti di tessuto, ad esempio vecchi tappeti o reti da pesca abbandonate. E questo non ha affatto compromesso la qualità. Anzi. Speedo afferma che questi costumi sono ancora più resistenti al cloro delle piscine e alle creme solari e presentano una indeformabilità dieci volte superiore ai costumi fabbricati con materiali tradizionali. Il tutto a un prezzo di vendita del tutto accessibile.

Speedo non è sola ad aver battuto questa nuova strada. Anche Nike e La Perla, oltre ad altri piccoli brand del settore, hanno utilizzato lo stesso materiale per alcune delle loro linee e un costume realizzato in ECONYL è stato indossato lo scorso mese da Kelly Slater, 11 volte campione del mondo di surf.

Dietro questo nuovo materiale c’è un’azienda tutta italiana. Speedo invia infatti gli scarti di tessuto a Aquafil che si occupa di convertirli in ECONYL. Fondata nel 1969 ad Arco, in provincia di Trento, Aquafil è leader in Europa e seconda al mondo nel mercato delle fibre sintetiche, e in particolare nella produzione di pavimenti tessili e tessuti tecnici per l’abbigliamento sportivo, grazie a 2.400 addetti e 15 stabilimenti in 8 paesi tra cui Usa, Tailandia e Cina. Da tempo il gruppo guidato da Giulio Bonazzi, e che l’anno scorso ha realizzato un fatturato di 500 milioni di euro, è impegnato ad aiutare i produttori ad essere più sostenibili riducendo gli sprechi e creando dagli scarti nuove fibre ad alto livello qualitativo tipiche del made in Italy.  

La lotta agli sprechi ha coinvolto anche gruppi come H&M e Levi’s che hanno stretto di recente accordi con la svizzera I:CO, una società che raccoglie abiti usati o invenduti e li riconverte in materiale tessili usati. Anche Adidas aveva annunciato lo scorso aprile di avere allo studio la creazione di materiali alternativi a base di rifiuti di plastica marina, fibre rivoluzionarie che potranno trovare utilizzo già a partire dal prossimo anno. In nome di una moda che sempre più attenta ai temi dell’ecologia e dell’ambiente.