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Continua la corsa di Versace

Dopo aver archiviato il 2014 con ricavi in aumento del 17 per cento, il gruppo si attende anche per il 2015 una crescita a doppia cifra. L'obiettivo è la quotazione sui mercati azionari e un fatturato 2017 a 800 milioni di euro.

di Daniela Braidi |

L’obiettivo è raggiungere gli 800 milioni di euro di fatturato nel 2017 e approdare in Borsa, forse già nel 2016. Un doppio traguardo che vede il gruppo Versace in pool position. I conti stanno testimoniando la validità della strategia del gruppo, guidato dall’amministratore delegato Gian Giacomo Ferraris, che l’anno scorso ha ceduto una quota del 20 per cento del capitale al fondo Blackstone per un corrispettivo di 210 milioni di euro.

Versace ha infatti chiuso il 2014 con ricavi in aumento del 17 per cento a 548,7 milioni di euro, sostenuti da vendite retail per 310,8 milioni (+16 per cento sul 2013) grazie anche all’apertura di oltre 40 nuove boutique e a vendite molto sostenute negli Stati Uniti, che si è confermato negli ultimi anni il mercato con tassi di crescita più elevati. Bene anche la redditività: l’utile operativo lordo è cresciuto del 9,8 per cento a 67,6 milioni e l’utile netto del 27 per cento a 26,3 milioni.

Il 2015 promette un andamento non meno brillante. L’anno è iniziato in maniera molto positiva. “I ricavi del primo trimestre sono in linea con i piani. Continuiamo a prevedere una crescita a due cifre” ha dichiarato Ferraris, secondo cui una mano arriverà anche dall’euro debole.

Il gruppo conta di raggiungere un fatturato di 800 milioni di euro nel 2017 e continua a lavorare sulla quotazione in Borsa con un’Ipo forse già nel 2016, anche se per il momento non è ancora stata fissata una data precisa. Per quest’anno Versace prevede di inaugurare altre 30 nuove boutique, incluso un flagship a Tokyo: un investimento importante che non dovrebbe comunque impattare sulla profittabilità della società, come ha dichiarato lo stesso Ferraris.

Nei prossimi mesi Versace deciderà inoltre se ribassare i prezzi in Asia e alzarli in Europa seguendo la politica che Chanel ha deciso di attuare dal prossimo mese per mitigare gli effetti dei cambi. La debolezza dell’euro ha infatti amplificato a livelli mai raggiunti primi il divario di costo di uno stesso capo venduto in Cina e in Europa, con prezzi in alcuni casi anche più elevati del 70 per cento sui mercati asiatici. Una decisione definitiva al riguardo sarà presa a maggio, in coincidenza con la consegna della collezione autunno-inverno 2015.