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I Protagonisti

Versace: "La mia Lady Di"

Passata di mano la maison del grande stilista ucciso nel 1997.

di Giuseppe Turani |

La maison Versace era Gianni Versace. Lui sembrava altero e lontanissimo, ma era solo timido. Insieme a Armani (si detestavano), Gianfranco Ferré e Tonino Perna è stato uno dei quattro che ha di fatto inventato e fatto grande il made in Italy, lo stile italiano. A parte Armani, che era alla Casa Bianca alla cena da Obama per Renzi in splendida forma, tutti gli altri sono finiti male. Perna, che non era stilista, ma che faceva le cose, è finito in un crack spaventoso, Ferré è morto giovane, prima probabilmente di dare il meglio di sé, Gianni Versace è stato ammazzato a colpi di pistola davanti alla sua casa di Miami nel luglio del 1997.

Un timido, si diceva. Ma dentro il suo silenzio, il suo non apparire, aveva trovato le chiavi di una moda urlata, con donne quasi svestite più che vestite. E le sfascia famiglie di tutto il mondo lo consideravano il loro profeta, un Dio.

È stato anche il re delle sfilate. Andavi da lui e trovavi le 10 top model più belle del mondo. “Ma voglio chiudere con le sfilate, le modelle devono girare in mezzo alla gente”. Non ci è mai arrivato, lo hanno ammazzato prima.

Un timido e anche un po’ un ragazzo. A casa sua la prima cosa che ti mostrava era la sua collezione di quadri. Spendeva con grande libertà, al punto che il fratello Santo, il ragioniere di famiglia, alla fine gli aveva consentito solo un quadro all’anno.

Lo ricordo una sera a casa sua davanti alla televisione. Era in corso la sfilata a Roma in piazza di Spagna, alla quale lui non aveva partecipato per dissensi con gli organizzatori. A un certo punto un urlo e comincia a fare come delle capriole sulla moquette e indica il televisore. C’è un primo piano di Lady Diana, in prima fila, che sfoggia un meraviglioso abito Versace, con due belle meduse (il marchio di Gianni) sul davanti: “Ho vinto, ho vinto io. Lady Di vale tutta quella sfilata del cazzo”.

Poi racconta. “Siamo molto amici. Quando sono a Londra mi invita sempre a colazione. Un po’ perché mi vuole bene, e un po’ perché mi deve spillare dei soldi per le sue mille organizzazioni benefiche. Sai che ha una passione per Naomi Campbell? Ogni volta che vede una sua fotografia con un mio vestito, telefona e bisogna mandarglielo di corsa”.

“Perché adoro Miami? Perché c’è tutto, è il più fantastico incrocio di culture del mondo. Appena finisco di sfilare, scappo là”

E là, a Miami, volerà in una calda mattina di luglio il fratello Santo con il Gulfstream di Silvio Berlusconi a prendere la salma del fratello. All’aeroporto, in attesa dell’autorizzazione del volo, ripete continuamente: “Sono dei pazzi, sono dei pazzi”.

Santo, solitamente attento alle spese, per il funerale fa le cose in grande. Vuole che la città, tutti, sappiamo che è morto un genio dello stile. Le esequie si fanno in Duomo, tutta la piazza è bloccata. Auto nere fanno la spola con l’aeroporto per prelevare gli ospiti in arrivo da tutto il mondo.

Su quella piazza, dove non passa nessuno, si vedono sfilare Lady Di e Naomi Campbell, le sue top model, ma a che Elton John e moltissimi altri.

È l’ultimo omaggio a un ragazzo calabrese che aveva costruito una maison da 700 milioni di fatturato, che andava a colazione da Lady Di, e che si rifugiava a Miami per respirare l’aria del mondo.

(Da QN del 25 settembre 2018)