Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Personaggi/Françoise Giroud

Bella, intelligente, aggressiva, ribelle, indipendente. La regina dell'Espress e di Parigi.

di Giuseppe Turani |

di Giuseppe Turani

E’ stata una delle donne più forti (e più di successo) che si conoscano. Bella, intelligente, determinata, ribelle, acclamata, invidiata. Ma ha tentato di togliersi la vita per due volte.

Françoise Giroud nasce a Losanna nel 1916 da un padre iracheno e da una madre greca. A un certo punto la famiglia si trasferisce a Parigi, lei un po’ studia e un po’ si annoia. Va a lavorare in una libreria. Con il suo lavoro da commessa, conosce molta gente del cinema. C’è chi si innamora di lei e l’aiuta a entrare in quel mondo. Fa presto carriera, comincia come sceneggiatrice e diventa assistente alla regia del grandissimo Jean Renoir. Lo ricorderà all’incirca con queste parole: “Mi ha salvata, prima di lui ero soltanto una delle tante belle donne su cui fare pensieri. Questo aiutava la mia carriera, ma abbassava la mia autostima. Renoir è stato il primo a vedere in me una persona con delle qualità, dei pensieri. Grazie a lui sono rinata”.

Dal 1940 in avanti va a lavorare a Elle, un prestigioso settimanale femminile diretto dalla sua più cara amica di una vita, Hélène Lazareff. Viene anche messa in carcere dalla Gestapo,  con l’accusa di aver aiutato la resistenza francese, ma riesce a non essere deportata (sua sorella invece morirà in un lager nazista).

La svolta nella sua vita avviene comunque dieci anni dopo, quando in un salotto incontra Jean-Jacques Servant-Schreiber, che tutti per semplicità chiamano JJSS. Lui è giovane (ha nove anni meno di lei), bello, ricco (la sua famiglia possiede Les Echos, il principale giornale economico francese) e con una storia abbastanza straordinaria alle spalle. Allievo dell’Ecole Polytecnique, nel 1943 lascia la Francia, si arruola nei ranghi della Forces Françaises Libres e combatte come pilota di caccia. 

Finita la guerra, si laurea in ingegneria, ma la sua passione è il giornalismo, insieme alla politica: nel 1948 è editorialista del quotidiano Le Monde per la politica estera.

Nel salotto in cui incontra Françoise scoppia l’incendio: nasce un amore che durerà quasi dieci anni, totale. Non riusciranno mai a fare un figlio (una delle ragioni per cui JJSS la lascerà), ma insieme danno vita a L’Express, il primo settimanale moderno di politica in Europa.

Il loro obiettivo principale è la fine delle guerre francesi. Sono molto amici di Pierre Mendes France, socialista-radicale, diventato primo ministro, e sono al suo fianco quando si tratta di chiudere la guerra del Vietnam. Ma poi arrivano De Gaulle e la Quinta Repubblica e Mendes France esce di scena.

La guerra che la Giroud e JJSS conducono con il loro giornale contro la guerra d’Algeria è probabilmente una delle pagine più belle del giornalismo del secolo scorso. Subiscono anche un attentato, ma vanno avanti. JJSS ha le idee, la forza politica e si rivolge alle forze di sinistra non comunista. Lei ha la grinta, la passione. Sta in redazione fino a notte fonda, corregge titoli e articoli fino in tipografia, a pochi minuti dalla stampa, scova e lancia nuovi redattori. Non ha paura di niente. Il generale De Gaulle, nelle conferenze stampa all’Eliseo, fa finta di non vederla per non dover rispondere alle sue domande. Più tardi, benché molto amica di Mitterand, pubblica un libro in cui, senza fare nomi, si lascia però intuire che il presidente ha una seconda famiglia e una figlia segreta, Mazarine. Mitterand, comunque, da vero gentiluomo, le fa avere ugualmente la Legion d’onore.

In quegli anni JJSS e Françoise sono la coppia di maggior successo di Parigi: dirigono un giornale che fa tendenza, hanno amici importanti, dai Kennedy a Gianni Agnelli, le migliori teste di Parigi frequentano il loro salotto, il potere li teme (anche se più tardi, negli anni Settanta, Valery Giscard d’Estaing, con il quale forse Françoise ha avuto una storia, la nomina ministro in ben due governi).

Ma prima, nel 1960, scoppia il disastro. JJSS la lascia per un’altra, una giovane scrittrice. E questa donna, fortissima e di grande successo, collassa. Tenta il suicidio con i barbiturici, ricoverata in ospedale, tenta di tagliarsi la vene, ma viene ovviamente salvata di nuovo. Di questi suoi tentativi di togliersi la vita parlerà lei stessa, con espressioni bellissime e tremende, in un libro autobiografico, che lei non voleva fosse pubblicato e che aveva nascosto con cura. Ecco le sue parole: “Della mia libertà conoscevo il limite. L’ho toccato il giorno in cui ho deciso di spezzare la mia vita per uscire dalla prigione dentro la quale io stessa mi ero rinchiusa, perché non riuscivo a trovare un altro modo per venirne fuori. Stranamente, a dispetto della buona organizzazione, ho fallito. Scegliere la propria morte, l’ora e la forma della propria morte, è un’espressione purissima di libertà. Forse la più pura in assoluto. E mi è stata impedita”.

In ospedale, prima di dimetterla, la riempiono, contro la sua volontà, di anti-depressivi. Quando la mandano a casa, i medici consigliano a Françoise, che era stata la regina dell’Express e di Parigi, di andare in terapia senza perdere nemmeno un minuto.

Lei segue il consiglio e va dall’amico Jacques Lacan, il quale fa un mezzo miracolo, visto che poi Françoise farà fronte alla vendita dell’Express, diventerà ministro, scriverà moltissimi libri, e sarà per qualche decennio (fino alla morte) editorialista del settimanale Nouvel Observateur, diretto dal suo amico Jean Daniel.

Di Lacan, e della sua esperienza, lei stessa ha detto: “Se lo avessi incontrato a 25 anni, la mia vita sarebbe stata molto diversa, avrei sofferto meno, non mi sarei innamorata. Ma non avrei nemmeno fondato l’Express”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 23 agosto 2015)