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Personaggi/Kiki de Montparnasse

Bellissima, ribelle, bohemienne. La prima donna indipendente del secolo, hanno detto di lei.

di Giuseppe Turani |

Bellissima, ribelle, bohemienne. La prima donna indipendente del secolo, hanno detto di lei.

di Giuseppe Turani

Di lei il grande Hemingway ha detto: “Se siete stanchi dei libri scritti dalle signore della letteratura per entrambi i sessi, questo è un libro scritto da una donna che non è mai stata una signora. Per quasi dieci anni è stata a un passo dal diventare quella che oggi sarebbe considerata una Regina, il che, naturalmente, è molto diverso dall'essere una signora". Questo giudizio si trova nella prefazione al libro “Souvenirs”, l’autobiografia di Alice Prin, edito a Parigi nel 1929, ma proibito negli Stati Uniti fino al 1996 perché giudicato troppo anti-borghese e troppo scandaloso.

Da vera bohemienne mai pentita così enuncia la sua filosofia di vita: “Ho solo bisogno di una cipolla, un tozzo di pane e una bottiglia di vino rosso, e troverò sempre qualcuno che me li offre”. Pochi forse la conoscono come Alice Prin, nata vicino a Parigi nel 1901, ma tutti l’hanno vista almeno una volta in una famosissima fotografia di Man Ray: è la ragazza fotografata di spalle con impressa sulla schiena la chiave di violino (oggi quella fotografia è al Getty Museum di Los Angeles). Kiki de Montparnasse (così veniva chiamata, e anche la Reine de Montparnasse)) è stata forse la più sbandata, autonoma, ribelle, indomabile delle bellissime ragazze che giravano nell’ambiente artistico di Parigi negli anni Venti e Trenta.

Di lei si sa che comincia a posare nuda a 14 anni. Gli artisti, tutti, se la contendono. E’ bella e ha sempre un’aria cattiva, enigmatica. La madre un giorno irrompe nell’atelier dove stava posando senza vestiti e, indignata, le proibisce di tornare a casa. E qui per un po’ si perdono le tracce di Kiki. E non si sa come sia vissuta. Si sa che ha posato per quasi tutti i pittori di allora perché ci sono i quadri. Uno dei più famosi è “Nu assis”: lei, in poltrona, con un vaso in mano e niente altro. Ma non si tratta solo del suo corpo. Un altro artista, Fernand Leger,  filma il suo sorriso.

I dipinti ci dicono che Kiki era sempre a Parigi, ma tutto il resto è nel vago. Rientra nella storia nel 1921. Racconta lei stessa che era seduta al tavolino di un caffè  con un’amica e il cameriere si rifiutava di servirla perché non aveva il cappello (a quei tempi si usava così, erano molto rigidi). Allora Kiki si toglie anche le scarpe e mette i piedi sul tavolo, facendo un baccano del diavolo: “Non penserà che siamo delle puttane”.

A un altro tavolo è seduto Man Ray, appena arrivato dagli Stati Uniti, bravo ragazzo ebreo, fotografo, ma desideroso di infilarsi nella tumultuosa vita parigina. La scena gli sembra irreale e comunque viene stregato dalla bellezza e dalla faccia tosta della ragazza. Subito propone a Kiki di diventare la sua modella. Lei esita, non ha mai posato per fotografi e teme che l’obiettivo sveli qualche suo difetto fisico. Comunque segue Man Ray in albergo e lei stessa ammetterà: “Quel pomeriggio non abbiamo fatto nemmeno uno scatto”. In ogni modo la paura dell’obiettivo se ne va presto perché poi Man Ray le farà centinaia di fotografie, incapace di tenere le mani lontano dalla macchina fotografica davanti a quella testarda, ribelle e bellissima donna.

La relazione fra i due durerà sei anni e sarà una delle più terremotate di quegli anni. In pratica, una lite furiosa sempre, ogni giorno. Kiki, oltre a posare nuda, tiene alla sua indipendenza, e spesso canta in qualche locale. Non ha una gran voce e il suo repertorio è fatto di canzonacce, ma balla anche un po’: la sua specialità è il can can, di solito sui tavoli. Spesso è ubriaca e dimentica le parole delle canzoni. Ma non importa. Alla fine arriva il momento clou: quando lei conclude la sua performance chinandosi in avanti e sollevando la gonna. Gli applausi esplodono, anche perché Kiki non porta mai le mutandine.

Man Ray, che è quasi sempre presente, a quel punto non resiste e comincia a picchiarla davanti a tutti, anche in modo pesante. A sua volta lei sferra calci e tira piatti e bicchieri, e avanti così, fino a quando i due non fanno la pace e se ne vanno a casa insieme.

Nel 1940, quando i nazisti invadono Parigi, Man Ray torna negli Stati Uniti. E anche Kiki lascia la Francia per l’America: infatti è ricercata dalla Gestapo per aver diffuso volantini anti-tedeschi. Non tornerà mai più stabilmente a Parigi, lei che era stata la Reine di Montparnasse.

I due, però, non si rivedranno. Man Ray ha altre storie e Kiki è ormai alla fine della sua grande avventura bohemienne. Della bellissima ragazza di un tempo non c’è più niente. A 33 anni, a forza di bere alcolici e di mangiare quello che capita, pesa 80 chili e è molto dipendente dalle droghe (viene anche coinvolta in un traffico di stupefacenti). Nessun artista la chiama più. Per vivere si mette a leggere la mano nei bistrot. Muore a Parigi per gli eccessi di alcol e droghe nel 1953. Grande folla ai funerali, e un amico di Kiki pronuncia poche parole: “I giorni belli di Montparnasse sono finiti”.

Più tardi due suoi biografi scriveranno semplicemente che Kiki “è stata una delle prime donne veramente indipendenti del secolo”.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 2 agosto 2015)