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Personaggi/Fiorenza de Bernardi

Prima donna pilota commerciale italiana. Tutte le mattine salutava il suo aereo. Figlia d'arte: il papà era stato un famoso pilota, membro della squadriglia di Baracca.

di Giuseppe Turani |

Prima donna pilota commerciale italiana. Tutte le mattine salutava il suo aereo. Figlia d'arte: il papà era stato un famoso pilota, membro della squadriglia di Baracca.

di Giuseppe Turani

“Cortina d'Ampezzo 1967. Il volo Aeralpi da Venezia sbuca dalle nuvole del passo di Giau. L'avvicinamento si compie in contatto radio con una persona che dalla finestra guida i piloti. Il Twin Otter atterra e si dirige verso il piccolo piazzale con la palazzina di legno. Ai comandi c'era Fiorenza de Bernardi, la prima donna pilota di linea in Italia”.

Si apre così, con queste poche parole, il sito ufficiale di quella che possiamo considerare come una specie di mamma di Astrosamantha Cristoforetti. Fiorenza non è andata nello spazio, ma solo perché allora non si usava ancora.

Fiorenza è una figlia d’arte. Il padre, Mario, è stato uno dei più grandi piloti italiani, collaudatore, membro della squadriglia di Francesco Baracca e vincitore della coppa Schneider, capace di guidare qualsiasi cosa. Lei dice che il padre riusciva a capire che cosa non andava in un aereo ancora prima di salirci sopra: gli bastava vederlo: allungate quell’ala, spostate il timone.

Fiorenza cresce come un maschiaccio (racconta lei stessa), sempre in pantaloni e con l’idea di ritirarsi a vivere in montagna, in una baita, per non vedere troppa gente. Indosserà la gonna solo quando diventa pilota civile: perché, dice, devono vedere anche da lontano che chi guida l’aereo è una donna, ha un valore simbolico.

Da ragazza  l’idea di volare non l’attira proprio. Però al seguito del padre cresce negli aeroporti, i Caproni (costruttori di aerei) sono amici di famiglia. Un giorno, all’aeroporto di Guidonia, da un aereo in decollo (un S.79) dal finestrino le chiedono: “Vuoi salire”. Sono andata, racconta, e non sono più scesa. Comincia a prendere lezioni di volo. Un giorno dice al papà: vado a fare un giro con Morici (un istruttore di volo amico del padre). Dopo un po’ il padre vede Morici a terra. Fiorenza era  volata via da sola, per il suo primo volo.

Visto che ormai ha deciso di volare davvero, il padre si incarica di istruirla. Insiste nello spiegarle che l’aereo bisogna “sentirlo” senza badare troppo agli strumenti, che possono anche rompersi. E per essere sicuro di essere stato capito la fa volare con gli strumenti oscurati.

Ci sono stati anche episodi buffi. Un giorno, mentre stanno volando su Roma a lanciare manifestini del Msi, l’aereo ha un guasto e bisogna atterrare. Il padre manovra con grande abilità e alla fine prendono terra nel giardino di una villa, con tutti i volantini che si spargono sull’erba: era l’ambasciata sovietica. Fiorenza e il padre hanno riportato qualche ammaccatura, ma niente di grave. Lei si è rotta le calze, ma scavalcando maldestramente un muretto, non per l’incidente.

Il padre se ne va nel 1959, e da pilota. Aveva progettato, e costruito con le sue mani, una cosa che chiamava l’aereoscooter (una sorta di ultraleggero, ma allora questa parola non c’era). All’aeroporto dell’Urbe fa alcune evoluzioni come sapeva fare solo lui, e poi atterra. Vedono però che l’aereo non spegne i motori e non rientra. Corrono a vedere: è morto, infarto in volo. E’ riuscito solo a riportare il velivolo a terra per non provocare incidenti, e poi si è spento.

Fiorenza comincia a fare la pilota sul serio. Lei stessa racconta (in una bellissima intervista a “Volare”) come è successo: “Nei primi anni ho fatto voli sportivi, in montagna, gare, raduni. Sono stata copilota di Robert Goemans - rappresentate della Piper in Europa e Africa -, ho girato mezzo mondo con aeroplani di tutti i tipi”. Come pilota di montagna un giorno rimane bloccata sull’Adamello dalle nubi, per fortuna c’è un altro pilota con un suo allievo, costruiscono un igloo e ripartono il giorno dopo.

E prosegue: “Poi nel 1967 è arrivato il contratto con la Aeralpi e lì è cominciata la mia carriera di pilota commerciale. Ho cominciato con il Twin Otter; passata all’Aertirrena ho preso l’abilitazione sullo Yak 40. Poi è toccato al DC 8. Quadrimotore, enorme, un aereo tutto da pilotare. Facevamo voli charter con l’America e cargo con l’Africa. Ancora una volta sono stata la prima, mi sarebbe piaciuto tanto se mio padre mi avesse visto tenere quei comandi. Li ho amati tutti, ma lo Yakovlev è quello che mi calzava meglio addosso. Gli parlavo: “Mi raccomando, sii in gamba”. Lo salutavo tutte le mattine, gli volevo proprio bene”.

All’Aeralpi non avevano mai avuto una donna pilota (non ne esistevano in Italia) e quindi le chiedono che razza di divisa vuole: e è qui che Fiorenza si impunta e ne vuole una con la gonna.

Rimpianti in questa donna straordinaria? No. Nella sua intervista a “Volare” spiega: “Oggi le donne sono accettate dappertutto e hanno conquistato anche il mondo del volo. Sono ai comandi di jet di linea, di caccia militari, vanno anche nello spazio. Ai miei tempi era diverso, i passeggeri a volte credevano fossi una hostess. Poi - sul Twin Otter in particolare dove la cabina è a vista - capivano che ero la pilota. A storcere il naso erano soprattutto le donne perché se una donna pensa di non essere tagliata per qualcosa, rapporta lo stesso limite su di te. Gli uomini no, prima non si fidano ma poi, quando sei lì, ti vedono come un dio.”

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 26 luglio 2015)

Fiorenza De Bernard, autentica figlia d’arte - suo padre Mario è stato pilota da caccia durante la Grande Guerra, vincitore dell’edizione 1926 della Coppa Schneider, collaudatore, recordman, protagonista del primo volo a reazione - nasce a Firenze nel 1928. Appassionata di roccia, sci e vita all'aria aperta, inizia a volare col padre nel 1951 per poi partecipare ad eventi aeronautici in Italia e in Europa sovente in copia con un’altra aviatrice, Graziella Sartori, accostandosi anche al volo a vela negli anni ‘60. Nel 1966 l’Aeronautica Militare offre l’opportunità ad alcuni piloti civili già esperti di seguire alla Scuola di Alghero un corso di pilotaggio strumentale basico e l’anno dopo è la prima pilota di linea in Italia. Assunta nel 1969 da Airtirrena, diventa il primo comandante donna nel nostro Paese volando ai comandi degli Yakovlev Yak-40 sui quale ha conseguito l'abilitazione a Mosca. Nel 1971 la ditta costruttrice chiede alla compagnia aerea di effettuare un volo di presentazione dello Yak-40 fino all'Estremo Oriente e all'Australia, compiuto dalla De Bernardi in 45 giorni. Ai suoi già invidiabili primati l'aviatrice aggiunge quello di prima donna in Italia con licenza di pilota di ghiacciai. Nel 1985 un brutto incidente d'auto la costringe ad abbandonare la cloche, ma non l'aviazione: continua a spendersi senza risparmio per far conoscere il ruolo della donna nel volo in tutte le sue espressioni. E’ presidente dell’Associazione Donne dell'Aria.