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Personaggi/Ady Fidelin

E' stata la prima modella di colore a apparire su una rivista americana. Amante e musa di Man Ray.

di Giuseppe Turani |


(Foto: Ady, Ady e Nusch Eluard, Ady Picasso e Nusch Eluard, Man Ray e Ady, Ady fotografata da Man Ray)

E' stata la prima modella di colore a apparire su una rivista americana. Amante e musa di Man Ray.

di Giuseppe Turani

Fra le tante belle e intriganti signore che  hanno animato la scena surrealista di Parigi negli anni Trenta quella che ha avuto forse la sorte peggiore è stata Adrienne Fidelin. Senza colpa, peraltro. La vita, semplicemente, non è stata generosa con lei fino alla fine. Al punto che di lei, in realtà, si sa pochissimo, quasi niente. Si sa solo che appare a Parigi intorno al 1936.  Viene dai Caraibi e è di una bellezza abbagliante. Nel piccolo mondo degli artisti surrealisti ha l’aspetto di una supernova: la sua luce è così luminosa che colpisce tutti. L’adorano, la inseriscono nel loro circolo di snob, la portano in vacanza con loro, giocano e scherzano con lei.

Tutto questo si deve, per la verità, al solito Man Ray, che la scopre e ne fa subito la sua amante, la sua modella e la sua musa. In quali circostanze avvenga l’incontro dei due non si sa. Si sa solo che lei era, all’epoca, una ballerina. Molto probabilmente, quindi, Man Ray l’ha incontrata in qualche locale. Man Ray è un po’ il Robert Redford di quel mondo, bello, donnaiolo, fotografo, pittore regista e, soprattutto, creatore di oggetti quasi dal nulla, cosa che faceva impazzire il grande Picasso, che gli chiede addirittura di insegnargli quell’arte. Insomma, era una vera star. Fra l’altro è lui che inventa la rayografia (fotografie di oggetti ricavate poggiando direttamente gli stessi oggetti sulla carta sensibile). E anche la solarizzazione delle immagini si deve a lui (e alla sua amante-assistente Lee Miller).

All’epoca Man Ray ha 46 anni e Adrienne Fidelin circa la metà. Il fotografo ha appena chiuso la sua relazione con la straordinaria artista svizzera  Meret Oppenheim e anche con l’americana Lee Miller. La “scoperta” di Adrienne scatena Man Ray, che comincia a fotografarla quasi senza un attimo di tregua. I due sono inseparabili. Ci sono moltissime fotografie che ritraggono la coppia in vacanza nel sud della Francia (o in Inghilterra) insieme al loro gruppo: Roland Penrose con Lee Miller, Max Ernest con Leonore Carrington, Nusch e Paul Eluard, Picasso e Dora Maar. Nelle fotografie francesi, al mare, Adrienne (Ady per gli amici) appare quasi sempre completamente nuda, senza alcun imbarazzo, naturale. Una specie di dono del cielo. Un po’ tutti si innamorano di lei, anche qualche signora del gruppo,

Ady è così bella, solare, che è inevitabile vederla arrivare su qualche rivista come modella. Ci pensa, come sempre, Man Ray, che in quei periodo fa delle fotografie per Harper’s Bazar. La vicenda, però, non è pacifica come potrebbe sembrare. L’editore di Bazar è il terribile William Randolph Hearst, il più eccentrico e discusso miliardario americano, re della stampa e noto per avere avuto una lunga relazione con l’attrice Marion Davis. Hearst, benché democratico, non ama i neri. E i suoi giornali hanno l’ordine  tassativo di non pubblicare fotografie di persone di colore.

Per fortuna il direttore di Bazar è Carmel Snow, un tipo originale che ama sfidare il suo editore proprio sulla questione della razza. E quindi pubblica le immagini di Ady scattate da Man Ray. L’episodio fa della giovane Adrienne la prima donna di colore a essere apparsa su una rivista americana. La prima top model nera, in un certo senso.

Con il suo editore Snow si giustificherà dicendo che Ady non è proprio nera, è caraibica e sembra quasi bianca, e per di più è di cultura francese: nessun rapporto con i neri americani tanto detestati da Hearst.

Le fotografie pubblicate di Ady sono quattro in tutto. Una a pagina intera, a destra. L’occasione per i ritratti è data da una mostra di cappelli africani che si teneva in quel periodo a Parigi. Accanto ci sono modelle bianche, ma Ady non indossa alcun costume africano tipico: solo gioielli entici sulla sua pelle nuda.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Ady non avrà poi un futuro nel mondo delle modelle. E nemmeno aprirà la via  a altre colleghe. La sua apparizione su Bazar è del 1937, ma dovranno passare quasi trent’anni per vedere una modella nera in copertina su Vogue: Beverly Johnson, che infatti è conosciuta come la prima top model di colore.

Adrienne, insomma, ha aperto la strada, ma questa è stata poi percorsa da altre, a distanza di quasi tre decenni.

In realtà, poco dopo le fotografie e il successo delle immagini su Bazar di Ady Fidelin si perdono le tracce.

Il 14 giugno del 1940 i tedeschi invadono Parigi, alle cinque e trenta del mattino. Ma Man Ray, che è di origine ebrea, ha già lasciato la Francia per New York. Da New York poi andrà a Los Angeles, e Ady, che aveva illuminato un tratto della sua vita come una stella di prima grandezza, rimane sola. Anche il gruppo dei vecchi amici, dove ci sono molti ebrei, è disperso. Solo Ady decide di rimanere a Parigi per occuparsi della sua famiglia.

Da qui in avanti di lei non si sa più nulla. L’ultima notizia, riferita da frequentatori della capitale francese, è che negli anni Quaranta è stata vista ballare al club “Negro” sugli Champs-Elysées. Poi più niente. Ady è rientrata nell’oscurità da cui era sbucata nel 1936 per abbagliare Man Ray, Picasso, Max Ernst e tutta la compagnia.

(Dal "Quotidiano Nazionale" del 19 luglio 2015)