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Facebook, un gangster digitale

Viola la legge sulla privacy e diffonde fake news. Il Regno Unito vuole norme più severe e multe salate.

di Redazione |


Ancora guai seri per Facebook, accusato di agire come un "gangster digitale", diffondere fake news e violare le leggi sulla privacy. E' quanto sostengono le autorità del Regno Unito in una relazione, pubblicata oggi, al termine di una lunga indagine durata 18 mesi. 

Le accuse sono pesanti. La commissione britannica per il digitale, la cultura, i media e lo sport ritiene che Facebook abbia «intenzionalmente e consapevolmente» violato la privacy degli utenti del Regno Unito e le leggi anticoncorrenziali del paese. Dice di avere le prove che Facebook era disposto a "scavalcare le impostazioni sulla privacy dei propri utenti per trasferire dati ad alcuni sviluppatori di app". E accusa il social network di alimentare laa disinformazione attraverso false notizie.

Un rapporto di ben 108 pagine, la cui conclusione non lascia appello: «Alle aziende come Facebook non dovrebbe essere permesso di comportarsi come "gangster digitali" del web, considerandosi al di sopra e al di fuori della legge».

E così le autorità propongono di proseguire nell’indagine avviata. Il punto di arrivo è istituire un regolatore indipendente in grado di vigilare sull'operato di Facebook e degli altri social. Il tutto varando un nuovo codice di condotta obbligatorio che, in caso di violazione, potrebbe comportare "multe salate".

Il dito, ovviamente, è puntato contro Mark Zuckerberg, creatore e amministratore delegato di Facebook, a cui la commissione rimprovera di aver mostrato "disprezzo" nei confronti del parlamento britannico per aver rifiutato di testimoniare di persona davanti ai legislatori inglese durante lo scandalo Cambridge Analityca.

Già allora Facebook dovette difendersi da accuse rilevanti: aver ceduto alla società londinese di digital marketing i dati relativi ai profili di 86 milioni di suoi iscritti, all’insaputa dei diretti interessati. Tanto più che i dati sarebbero stati utilizzati in occasione delle presidenziali Usa del 2016 e del referendum sulla Brexit.

Zuckerberg aveva deciso di affrontare il Congresso americano, andando di persona a testimoniare e a chiedere scusa. E aveva scelto  anche di comparire qualche tempo dopo davanti alla Commissione europea. In Gran Bretagna, invece, non si recò mai a testimoniare e inviò al suo posto alti dirigenti della società.

In una nota, Facebook ribatte di aver dato un «contributo significativo» alle indagini, rispondendo a oltre 700 domande e fornendo prove. "Anche se abbiamo ancora molto da fare, non siamo la stessa compagnia di un anno fa", ha dichiarato Karim Palant, responsabile delle politiche pubbliche del Regno Unito.