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Villaggio Globale

Nuovi unicorni hi-tech a Wall Street

Uber e Airbnb, ma anche Palantir, Lyft, Pinterest e Slack progettano di andare in borsa nel 2019. Mercato permettendo. 

di Redazione |

Spotify, Dropbox e DocuSign sono alcuni degli unicorni che l’anno scorso hanno varcato i cancelli della borsa americana. Un’avventura non sempre positiva per l’azienda e i risparmiatori che ci hanno investito. A inizio 2019, solo DocuSign poteva vantarsi di un progresso, pari al 40 per cento, rispetto al prezzo dell’Ipo. Dropbox viaggiava all’incirca sul prezzo di collocamento mentre Spotify faceva i conti con un tonfo di quasi il 30 per cento dal valore della quotazione.

Il 2018 è stato un anno a due facce per le borse. Partito in maniera brillante, ha permesso a molti titoli, specie dell’hi-tech, di raggiungere massimi storici e capitalizzazioni record durante i mesi estivi. Poi la caduta, piuttosto rapida, degli ultimi mesi, con una discesa dei massimi in media del 30 per cento. Fino a interrompere il trend rialzista che durava da anni chiudendo i 12 mesi con un bilancio negativo.

Il 2019 non parte sotto i migliori auspici. L’economia mondiale frena e le aziende correggono al ribasso ricavi e utili, come è accaduto a Apple. La Fed ha promesso di essere più paziente nell’aumentare il costo del denaro nel corso dell’anno ma non ha escluso del tutto i rialzi già annunciati. In questa fase di incertezza e volatilità, richiede una grande responsabilità decidere di sfidare la tempesta e progettare uno sbarco sul listino. Eppure tra le start up hi tech i capitani coraggiosi non mancano. D'altronde sono imprendtori che hanno hanno dato vita a aziende diventate punti di riferimento in nuovi segmenti di mercato e che negli ultimi anni hanno dimostrato di saper guadagnare in popolarità e diffusione raggiungendo valutazioni di tutto rispetto.  

Uber è senza dubbio l’Ipo più attesa. Sempre secondo indiscrezioni di stampa avrebbe già presentato richiesta alla Sec e potrebbe addirittura arrivare sul mercato entro il primo trimestre 2019. E' stata di recente valutata 72 miliardi di dollari, quasi quanto General Motors (49 miliardi di dollari) e Ford (34 miliardi di dollari) messe insieme. Ma alcune fonti di stampa le hanno assegnato addirittura una valutazione di 120 miliardi, in questo caso più di quelle di Gm, Ford e Fca nel loro complesso. Oltre a Uber, di tutto rispetto anche la valutazione di Airbnb, arrivata a 30 miliardi di dollari. 

Le due piattaforme di sharing economy, diventate ormai sinonimo in tutto il mondo di condivisione di vetture e appartamenti, non hanno bisogno di presentazioni. In pochi invece avranno sentito parlare di Palantir, un’altra possibile Ipo del 2019, valutata circa 41 miliardi di dollari, su cui gli analisti hanno messo gli occhi. Si tratta di un gigante del data mining, fondata nel 2004 da Peter Thiel, già fondatore di PayPal, e definita una delle aziende più segrete della Silicon Valley. Palantir ha sviluppato una suite di tecnologie di sorveglianza e di analisi che sono state utilizzate dai militari per dare la caccia a Osama bin Laden e consente alle forze dell’ordine per individuare crimini prima ancora che accadono, tutto grazie alla potenza dei big data.

Non hanno bisogno di presentazioni nemmeno Lyft, concorrente di Uber, che viene valutata circa 15 miliardi di dollari, e i social di immagini Pinterest, a cui gli esperti assegnano una valutazone di 12 miliardi di dollari. Una menzione speciale la merita Slack, tra le Ipo attese nel 2019 una di quelle dal valore più basso, poco più di 5 miliardi di dollari. Creata da Stewart Butterfield, che è stato anche uno dei fondatori di Flickr, Slack consente ai team aziendali di restare in contatto e condividere documenti. In pochi anni la società è cresciuta tantissimo e ora vanta 8 milioni di utenti attivi, di cui 3 milioni che aderiscono al piano a pagamento. 

Il 2019 potebbe dunque rivelarsi un anno interessante per gli invesitori alla ricerca di nuove società hi-tech su cui scommettere. Per ora non c’è nulla di deciso, le pratiche per la quotazione non sono state in nessun caso ancora ufficializzate e si tratta perlopiù di dichiarazoni di intenti, magari anche per testare il terreno e capire l'accoglienza del mercato. Un dietrofront è sempre possibile, tutto dipenderà dall'andamento nelle prossime settiimena dell'economia e delle borse.