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L'inesorabile declino dei Bitcoin

In sei mesi ha perso il 70 per cento del suo valore. Furti e regolamentazione più severa stanno minando la fiducia e l'interesse per le criptovalute. 

di Redazione |

Dopo aver toccato venerdì scorso il minimo dell’anno a 5.700 dollari, il bitcoin è risalito sopra i 6.000 punti, ma da giorni fatica a mantenersi oltre tale livello. Gli esperti iniziano a essere pessimisti e a pensare che la più famosa delle criptovalute abbia davanti a sé ulteriori spazi di discesa prima di poter tornare a crescere.

La bolla, alla fine, pare dunque essere scoppiata. I picchi di quasi 20.000 dollari di fine dicembre 2017 appaiono sempre più un ricordo sbiadito e, ancor più, un traguardo sempre più improbabile da toccare nuovamente. In sei mesi il prezzo del bitcoin è crollato del 70 per cento, scendendo in un range che da qualche giorno oscilla tra 6.100 e 6.200 dollari.

Un tracollo che ha trascinato nel baratro ovviamente anche le altre criptovalute. La capitalizzazione complessiva delle nuove valute digitali si è assottigliata a 250 miliardi, quasi un quarto degli oltre 800 miliardi di controvalore di sei mesi fa. Insomma, un mercato in decisa contrazione che lascia sempre più perplessi gli investitori.

Molti i fattori che hanno contribuito alla ritirata dalle cryptocurrencies. Pesano gli attacchi informatici alle piattaforme di scambio, che negli ultimi periodi si sono intensificati creando danni per decine di milioni di dollari. Furti e hackeraggi stanno facendo sorgere seri dubbi sull’affidabilità di questo tipo di investimento, minandone la credibilità. 

Il vero rischio, ora, è proprio la perdita di fiducia verso queste valute. Dopo la brusca caduta dei prezzi, il mercato è diventato ancora più volatile e facilmente manipolabile. È stato calcolato che la metà dei bitcoin in circolazione è concentrata in 1.600 wallet, con la conseguenza che le mosse di pochi possono creare ampi sbalzi nei prezzi rendendo il mercato poco affidabile. Ed essendo un mercato non regolamentato, non c'è alcuna autorità che possa intervenire a tutela degli investitori in presenza di frodi e manipolazioni.  

E qui si apre l'altro fronte caldo. Da tempo le autorità finanziarie di vari Stati, dalla Corea al Giappone, ma anche Stati Uniti e Europa, stanno cercando di intervenire su questo mercato fissando regole più severe a tutela degli investitori e soprattutto finalizzate a prevenire l'utilizzo delle criptovalute per scopi illegali tra cui il riciclaggio di denaro. Un'interferenza poco gradita visto che il successo delle criptovalute nasce proprio dal fatto che possono essere comprate e vendute in maniera anonima senza la supervisione di un governo o di un'autorità.

Alla fine, tanta incertezza sta frenando l’entusiasmo che dilagava solo un anno fa. Dando in un certo senso ragione ai tanti detrattori che hanno sempre pensato che le criptovalute fossero un mercato da cui stare lontani.