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Il rally hi-tech non si ferma

Nuovo record storico per il Nasdad, trascinato da Facebook e Netflix. A parte Apple, i big del settore non temono la guerra commerciale in corso. 

di Redazione |

La corsa dell’hi-tech non si ferma. Il Nasdaq giovedì ha segnato un nuovo record storico chiudendo a 7.781 punti, trascinato soprattutto dalle buone performance di Facebook e Netflix, entrambi i titoli ai nuovi massimi dalla quotazione. Nel frattempo, dopo otto sedute consecutive in ribasso, la più lunga serie di segni negativi dal 1978, il Dow Jones ha azzerato i guadagni da inizio anno.

Quello tecnologico si era già affermato come il migliore settore del 2017 e potrebbe fare il bis quest’anno. Da inizio anno il Nasdaq è in progresso dell’11,5 per cento, contro il guadagno di poco più del 3 per cento dello S&P 500 e la flessione di circa lo 0,5 per cento del Dow Jones.

Nonostante gli scandali di Cambridge Analytica per l’utilizzo dei profili a scopi elettorali di migliaia di utenti, Facebook presenta un progresso da inizio anno di oltre il 13 per cento e ieri ha segnato un record storico portandosi sopra il livello psicologico di 200 dollari e chiudendo a 203,55 dollari dopo la notizia che la controllata Instagram ha raggiunto un miliardo di utenti attivi al mese e che debutterà nel promettente segmento dei video online con la nuova piattaforma IGTV.

Mark Zuckerberg non è mai stato così ricco come in questo momento. Solo nella giornata di ieri ha guadagnato in borsa con il titolo Facebook 1,7 miliardi di dollari. Una cifra che fa lievitare il suo patrimonio a circa 81,6 miliardi di dollari, a un passo dalla ricchezza accumulata durante decenni di investimenti da Warren Buffett, il cui patrimonio ha invece subito di recente alcune limature a causa soprattutto dell’attività filantropica. Secondo il resoconto di Bloomberg, solo 29 milioni di dollari separano i patrimoni dei due miliardari, a questo punto in gara per contendersi il titolo di quarto uomo più ricco del pianeta.

I titoli hi-tech non sembrano dunque risentire delle tensioni commerciali tra Usa e Cina sebbene alcuni prodotti, come i semiconduttori, siano inclusi nella lista oggetto di dazi e aumento delle tariffe. Netflix, che ieri ha toccato un nuovo record, non ha attività in Cina. Presenza limitata nel paese asiatico anche per Google, Amazon e Facebook. L’unico big hi-tech a risentire della guerra commerciale è Apple, che genera in Cina il 20 per cento dei suoi ricavi. Ma a tenere a galla il titolo è il maxi buyback annunciato dal gruppo per 100 miliardi di azioni.