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Addio a un amico

Gianni de Michelis: intelligente, fuori dal coro, coltissimo.

di Giuseppe Turani |

Mai avuti molti amici fra i politici, se si escludono due un po’ atipici, e cioè Nino Andreatta e Romano Prodi. Poi c’era Gianni, uomo di rara simpatia, intelligenza, e visione.

Ricordo come fosse oggi la sua prima telefonata, quando ancora non ci conoscevamo: “Sono appena stato nominato ministro delle partecipazioni statali. Pianta tutto e vieni a lavorare con me”. Naturalmente, gli dissi che non ci pensavo proprio. Ma prendemmo appuntamento per vederci a Roma, cosa che avvenne qualche giorno dopo. Simpatia e amicizia immediate.

Non andai mai a lavorare con lui, ma gli diedi un suggerimento: “Sei alla testa di un ministero che per decenni è stato guidato sempre da democristiani. Prepara un bel libro bianco: quello che c’è e quello che non c’è”.

Il libro venne poi scritto da Carlo Scognamiglio e da alcuni suoi collaboratori. E Gianni, in qualche intervista, riconobbe che l’idea iniziale era stata mia. In tanti anni è stato uno dei pochi politici che non mi abbia mai chiesto niente: un favore, una citazione, un’intervista, niente.

Lo ricorderò qui con due episodi. Il primo è quello del libro fantasma. A un certo punto Gianni ritiene che si debba fare un libro-intervista con le sue idee sul futuro dell’Italia e della politica. Cominciamo registrando tutto, fra Venezia, Milano e Roma. Tutto bene.

Una sera, poi, sono alla Scala e vedo Craxi che marcia spedito verso di me, fendendo la folla. I rapporti con Bettino non erano facili e noi non eravamo così amici. Temo il peggio. Lui si avvicina e in toni quasi affettuosi, mi sibila: “Ho visto il tuo libro con Gianni. Siete bravi, ma non lo pubblicherete mai. A Gianni l’ho già detto. È troppo presto”. E infatti il libro non è mai uscito e io nemmeno ne ho una copia. Svanito per sempre.

Il secondo episodio nasce una domenica mattina. Chiama la segretaria di Gianni e dice: “Si trovi all’aeroporto di Piacenza alle 15 di oggi”. Vado e con un aereo della presidenza del Consiglio si vola verso Dresda. C’è una riunione dei ministri dell’Unione europea e Gianni vuole che vada per valutare i suoi interventi.

Ma si tratta di normale amministrazione. Niente di speciale. La mattina dopo dico a Gianni che nel museo della città ci sono un’infinità di quadri del suo Canaletto. Purtroppo, aggiungo, il lunedì mattina il museo è chiuso. “Ci penso io”.

Nel giro di dieci minuti otteniamo il permesso di entrare comunque nel museo, noi soli, e con una guida che ci spiega tutto. E Gianni, dimentico di ogni cosa, passa due ore a ammirare le vedute di Venezia e di Dresda del Canaletto.

Poi si torna a casa, a Venezia. Noto che la porta è aperta, niente chiavi. “Vengono sempre a rubare – spiega Gianni -. Ma ormai non c’è più niente. Allora lascio la porta aperta. Almeno non devo cambiare la serratura tutte le volte. Vieni, adesso, andiamo a colazione con la mia ex moglie”. Nuova sorpresa: mai visti due ex coniugi così affettuosi e, secondo me, innamorati.