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Ultimi in Europa

Abbiamo aziende di eccellenza, ma anche molte zone arretrate, mai decollate.

di Giuseppe Turani |

Grande rilievo su tutti i giornali al fatto che l’Italia risulta l’ultima fra tutti i paesi Ue come crescita, anche dopo la Grecia e la Spagna. Un ultimo posto in classifica non si discute: dopo non c’è più niente. C’è chi ha voluto interpretare questo avvenimento come un insuccesso clamoroso del governo gialloverde, ma c’è anche chi ha fatto notare che non è la prima volta: a essere l’ultimo vagone del treno europeo siamo abbastanza abituati.

Di norma, anzi, l’Italia cresce circa la metà della media europea, da sempre. E è su questo punto che forse conviene interrogarsi. Siamo uno dei paesi fondatori dell’Unione (costituita con i “Trattati di Roma”), abbiamo la seconda industria manifatturiera del Continente (subito dopo la Germania). Perché allora siamo sempre indietro come performance collettiva?

La spiegazione, purtroppo, è abbastanza semplice. Il paese dispone di larghe zone di eccellenza (basti pensare al nostro made in Italy e agli stilisti), ma dispone anche di larghissime aree del paese che di fatto sono inoperose, parassitarie.

La somma algebrica di tutto ciò ci restituisce un’Italia che avrebbe tutti i numeri per brillare in Europa, ma che poi viene frenata dalle sue aree non sviluppate.

D’altra parte, per constatare quando questo sia vero, basta guardare una mappa di quello che si è soliti chiamare come “Quarto Capitalismo” (aziende medio grandi dinamiche). Ebbene, da anni si vede che queste imprese (un po’ meno di cinque mila in tutto) sono distribuite lungo l’asse Torino-Venezia (anzi, Miano-Venezia). Al di fuori di questo asse non c’è quasi niente, solo rari casi di aziende che sono andate a spuntare In Abruzzo o nel Sud chissà perché.

Sarà un caso ma l’asse Milano-Venezia è anche lo stesso lungo il quale si ammassano gli italiani più benestanti, con un benessere e stili di vita decisamente europei (a volte anche meglio). Con una sorta di motore centrale rappresentato da Milano, città del futuro come l’ha definita di recente la Bbc.

Il resto dell’Italia è un’altra storia. È la storia di grandissimi pezzi di paese che non sono ancora decollati e che forse non decolleranno mai e che si trascinano nella loro relativa inefficienza. Se è vero, come è vero, che niente ha più successo del successo, va detto che il successo sta appunto lì: lungo l’asse Milano-Venezia. Il resto sta qui con noi, ma è un’altra storia.