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Salvini, mai dai giudici

La condanna sarebbe certa e nemmeno tanto lieve.

di Giuseppe Turani |

Molti avranno notato come, di colpo, Matteo Salvini, che sembrava capitan Fracassa o capitan Furioso, sia diventato di quasi zen. Non dico gentile e educato perché altrimenti non sarebbe un leghista, ma insomma fa meno rumore. Come mai?

Cherchez la femme. In questo caso la femme è Giulia Bongiorno. Ma non è una storia d’amore. La Bongiorno è una dei più quotati avvocati italiani (assoluzioni Andreotti e Amanda Knox), una mente fine e attenta. Oggi fa il ministro per la pubblica amministrazione nello stesso governo di Salvini (che l’ha voluta nella squadra).

È a lei che si è rivolto il capo della Lega dopo aver ricevuto gli atti del tribunale dei ministri di Catania. Alla Bongiorno è bastata una breve scorsa ai documenti per emettere il suo assennato consiglio: fa qualunque cosa, ma non ti presentare davanti a quel tribunale, la condanna è certa e potrebbe essere anche pesante.

Da dove nasce questo consiglio? Dal fatto che l’accusa principale (sequestro di persona a carico dei 177 migranti) non solo è largamente provata, ma lo stesso Salvini ha fatto di tutto per ammettere il suo reato, vantandosene.

E dimenticando che in Italia la libertà personale non può essere soggetta a niente: è intoccabile. Solo la magistratura può limitarla, nei casi previsti dalla legge e con motivazioni precise.

Infatti, nella sua memoria difensiva Salvini sorvola su questo punto e spiega di aver agito per difendere gli interessi nazionali.

Ma si tratta di una difesa debole: la tutela della libertà personale, di chiunque, viene comunque prima di qualsiasi altra cosa.

La tesi, implicita, di aver voluto costruire un “pacchetto” di ostaggi per meglio trattare con l’Europa è talmente orrenda, sconfina con lo schiavismo, che conviene dimenticarsela.

Quindi l’unica strada è quella di un’assoluzione in sede politica, evitando il faccia a faccia con i giudici, che però si sono dichiarati già pronti a ricorrere alla Corte costituzionale.